Personaggio dal volto ineguagliabile e dal carattere irriverente, oggi 27 ottobre Roberto Remigio Benigni spegne 65 candeline. Una vita fatta di comicità e successi accanto a mostri sacri del cinema degli anni '60 e '70, e che ha saputo dare al cinema ventate di aria fresca con le sue maschere riconoscibili anche da un pubblico più giovane [VIDEO].

Televisione, cinema e poesia

Roberto nasce il 27 ottobre 1952 a Castiglion Fiorentino entrando a far parte del mondo dello spettacolo grazie al personaggio di Mario Cioni che dopo una fortunata carriera teatrale approda in televisione. Giuseppe Bertolucci - l'ideatore della maschera di Mario Cioni, gli dedica un intero film dal titolo "Berlinguer ti voglio bene" tratteggiando le caratteristiche di stampo comunista del personaggio.

Nel frattempo si affianca a Renzo Arbore facendo coppia con lui in alcuni spezzoni.

La prima regia che firma è "Tu mi turbi" che viene facilmente superato dal celeberrimo "Non ci resta che piangere", in cui fa coppia con Massimo Troisi: una commedia ambientata nel Medioevo.

Continua con film sempre di stampo comico [VIDEO] e a tratti surreali - anche con Paolo Villaggio -, finché la consacrazione anche a carattere mondiale arriva con uno dei film sulla Shoah più amati di tutti i tempi: "La vita è bella" è la storia di una famiglia deportata in un campo di concentramento raccontata in chiave diversa da un padre al proprio figlio ancora bambino, dove appare anche Nicoletta Braschi, compagna di Benigni sia nel lavoro che nella vita - e presente anche in altre pellicole del marito.

Vincitore di tre premi Oscar - premio nel cinema italiano è stato riservato solo ad Anna Magnani e a Sophia Loren - il film è anche ricordato per il divertentissimo ritiro delle statuette.

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Dagli anni Duemila però la carriera da attore e regista di Benigni non va a gonfie vele - "Pinocchio" e "La tigre e la neve", sebbene sempre ottimi film non ricevono riconoscimenti dal pubblico - così fa qualcosa di inaspettato: si dedica a Dante, parafrasando e recitando a memoria la "Divina Commedia" proprio a Firenze. Seguiranno commenti anche alla Costituzione Italiana e ai Dieci Comandamenti che ottengono un discreto successo, di certo nettamente inferiore a quello dei magnifici canti di Dante Alighieri.

Al momento non ci sono lavori attivi, almeno così sembra: l'attore ha molto più a cuore occuparsi della sua vita privata per il momento.