Il Rap è il genere musicale che ha cambiato, o meglio, sconvolto e ridefinito le leggi ed i paradigmi del mercato musicale italiano negli ultimi anni.

Le classifiche musicali sono, infatti, costantemente dominate da artisti hip hop, le line up dei festival e degli eventi di portata nazionale pullulano di rapper, e le più importanti testate giornalistiche cercano finalmente di capire – il più delle volte senza riuscirci, commettendo errori grossolani in quasi ogni articolo, ma non si può avere tutto e subito – questo fenomeno culturale.

L'importanza delle piattaforme di streaming e dei social network

Tutto ciò, che rappresenta una novità a dir poco significativa, almeno per l'Italia, non sarebbe stato possibile senza i social network, che negli ultimi 10 anni hanno permesso ai rapper italiani di andare a creare un vero e proprio pubblico e dei canali di distribuzione alternativi, e senza Spotify, di gran lunga la più nota e la più utilizzata delle numerose piattaforme di streaming.

Tutti i rapper italiani caricano ormai i propri pezzi su Spotify, e soltanto a distanza di qualche giorno o settimana li pubblicano anche su YouTube. Il motivo è molto semplice: gli ascolti in streaming permettono di ottenere le ambitissime certificazioni d'oro e di platino della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana).

Il sistema, che appare ormai come quanto di più meritocratico il music business potesse ambire ad avere [VIDEO]– e se comparato al passato, e quindi allo strapotere di radio e televisioni, che decidevano letteralmente quali sarebbero stati i successi discografici di una determinata stagione, ancor prima che venissero pubblicati – non è però privo di falle, che paradossalmente potrebbero renderlo, in un futuro neanche troppo lontano, tutt'altro che democratico.

Le perplessità di Nitro Wilson

L'ultimo artista ad esprimersi al riguardo, focalizzando l'attenzione sul meccanismo delle 'playlist' presenti su Spotify, è stato Nitro Wilson.

Il rapper vicentino, durante una recente intervista concessa a 'Repubblica XL', ha spiegato per quale motivo, secondo il suo punto di vista, finire o meno in una delle più seguite playlist della nota piattaforma svedese, possa cambiare letteralmente il destino di una canzone [VIDEO], e quindi di un artista.

Un meccanismo quello descritto dall'autore di 'No Comment', che in futuro potrebbe compromettere nettamente la meritocrazia di Spotify, queste le parole di Nitro:

'Se attorno al meccanismo di Spotify cominciano a girare troppi soldi iniziano le complicazioni. Si potrebbe andare a creare un sistema plutocratico dove chi ha più soldi arriva a più gente, ridando così il potere ai potenti. [...] Le playlist stanno sempre di più influenzando chi ascolta la musica. Il fatto di essere in una playlist con tantissimi iscritti ti fa avvicinare ai dischi d'oro in maniera abbastanza palese. Sta quindi a chi ha un minimo di potere cambiare o meno la vita di un artista, inserendo o non inserendo la sua canzone in una determinata playlist.

Io sono già pronto a scommettere che tra qualche tempo sarà possibile pagare per entrare in una playlist'.