“Mi sembra di aver finito di girare da pochissimo tempo”. Bernardo Bertolucci saluta con emozione il ritorno nelle sale della sua creatura più controversa, “Ultimo tango a Parigi”. Infatti il film uscirà dal 21 al 23 maggio al Cinema nella versione restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia, con la consulenza di Vittorio Storaro per la fotografia e di Federico Savina per il suono. Un appuntamento atteso per uno dei titoli dalla storia così travagliata: sequestrato, poi ritornato visibile, poi ancora sequestrato e infine condannato alla distruzione del negativo per oscenità dalla Cassazione nel 1976 – per poi essere riabilitato solo nel 1987 – il lungometraggio è considerato da Bertolucci come un suo “sogno di molti anni fa”.

Un film dalla storia travagliata

Il regista, che è stato condannato anche a due mesi con la condizionale perdendo per cinque anni i diritti civili (“Lo scoprii al seggio elettorale dove mi ero recato per le elezioni e mi rimandarono indietro”), ha apprezzato il lavoro fatto sulla pellicola, che sarà visibile senza alcun divieto: “La copia mi sembra molto bella anche con quel piccolo velo che ha conservato e che è giusto che rimanga dopo tanti anni”. Durante l’ultima edizione del Bifest, Bertolucci è intervenuto a Bari per l’anteprima del restauro e si è soffermato volentieri su quest'opera a lui molto cara, scritta, preparata e girata in tempi piuttosto rapidi, dal gennaio all’agosto del 1972. Eppure il processo creativo non fu così immediato: “All’inizio c’era il titolo, non sapevo bene di cosa avrebbe trattato il film – ha raccontato il premio Oscar ai giornalisti presenti – poi si è arrivati alla storia di un uomo e una donna che si incontrano e vivono una relazione in un appartamento”.

Brando non era la prima scelta

Quindi si procedette pian piano verso la versione finale; a quel punto il problema era chi chiamare come protagonista. Bertolucci ha spiegato come Marlon Brando in realtà non fosse la sua prima scelta, ma avesse pensato inizialmente ad un attore feticcio della Nouvelle Vague come Jean-Paul Belmondo; ma questi si rifiutò, liquidando il progetto.

Fu contattato anche Alain Delon, che però pretendeva di essere anche produttore; tuttavia il regista non accettò la proposta, temendo che l’attore volesse in qualche modo esercitare una qualche forma di controllo sulla sua opera. Poi, improvvisa, durante una cena romana a piazza Navona, arrivò l’illuminazione su Brando. Per convincerlo Bertolucci dovette andare prima a Parigi, dove gli mostrò “Il conformista”, molto apprezzato dal divo di Hollywood, e poi a Los Angeles per discutere del copione: “Ma alla fine parlavamo di tutto, tranne che del film”.

La polemica di Maria Schneider

Ancora oggi in molti polemizzano per la celebre scena del gioco erotico con il burro, girata a sorpresa, che avrebbe traumatizzato la protagonista femminile, Maria Schneider: l’attrice non avrebbe mai voluto farsi riprendere in quelle sequenze non previste nel copione (la leggenda vuole che siano venute in mente al regista insieme a Brando, mentre facevano colazione). L’interprete, scomparsa prematuramente nel 2011, non non avrebbe mai dimenticato quei momenti in cui ha raccontato di aver pianto lacrime vere per l’umiliazione che stava subendo. Bertolucci però ha spiegato come “durante le riprese c’era grande armonia; anche Maria era contenta, diceva che la troupe presente non era composta da voyeur come nel film di Roger Vadim che aveva appena finito di girare”.

Per il regista, Brando era molto protettivo e paterno con la giovane protagonista: il loro era un ottimo rapporto, con la Schneider che scherzosamente si appiccicava sulla fronte i foglietti con i dialoghi, quando doveva dare la battuta al divo, celebre per la sua scarsa memoria. Anche da questi ricordi affettuosi si intuisce il profondo legame di Bertolucci con Ultimo tango a Parigi, di cui forse oggi avrebbe tagliato solo la parte con i due giovani fidanzati, in realtà ideata proprio per far sorgere nello spettatore la nostalgia di Marlon Brando.

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