Esistono delle leggende che riescono a far breccia nella cultura di popoli anche molto distanti tra loro; sia in senso temporale, geografico o, semplicemente relativo a uno sviluppo tecnologico più o meno avanzato. Comunque sia, fra la gente e quando l’occasione è data, non è difficile rintracciare qualche riferimento al mito della balena bianca. Fra i Libri che parlano del tema, va da se, è da ricordare di sicuro il celeberrimo romanzo di Herman Melville, “Moby Dick”: qui, in una particolare mescolanza etnica che trova il proprio scenario nell’America del 1800 è raccontata una storia vigorosa di viaggio e di avventura.

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Ora, anche Luis Sepùlveda ha deciso di partecipare alla ‘celebrazione’ di questa figura mitica; e lo fa con il suo nuovo romanzo che titola, “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” (Guanda, pag. 107), pubblicato il 15 novembre 2018.

Un compito misterioso

Lo stile del romanziere, cileno ma naturalizzato francese, è quello limpido che lo caratterizza da sempre; infatti, è uno degli scrittori che riesce ad appassionare lettori di diversa estrazione anagrafica: insomma, è uno di quelli che potrebbe essere agevolmente definito narratore trasversale.

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In questo racconto –come in buona parte della sua produzione più conosciuta – vi è un fil rouge che scorre sotto le parole, come un ruscello sotterraneo carico di significazioni. D’altronde, già nel citato Moby Dick di Melville, ciò che è narrato non si limita al semplice racconto di mare; in quel ‘canonico’ testo della letteratura americana vi è una riflessione che abbraccia il senso dell’esistenza. E, sulla stessa scia, si situa la raffigurazione dell’animale marino di Luis, al quale è affidato un compito misterioso.

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La trama del romanzo

Nel racconto è riportato uno degli oggetti più cari alle vacanze estive in riva al mare e ai giochi dei bambini: la conchiglia. E, nel romanzo “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, su una spiaggia fa la comparsa uno di questi esoscheletri che, chissà quanto tempo prima, ha contenuto un mollusco o magari una perla. Oppure e seguendo il tracciato artistico di Botticelli, vanta parentela con la conchiglia che ha fatto nascere Venere!

Ma per il bambino che la trova, essa è ancora più valorosa: da essa proviene una straordinaria voce, carica di memorie e di sapienza. Quel guscio ospita la voce della balena bianca. Essa parla al bambino di un patto e di un compito misterioso che, un tempo lontano, un capodoglio anziano stipulò con lei. La mitica balena racconta di come ha tenuto fede a quanto promesso: ha protetto quel mare che sospira di fronte alla spiaggia dai forestieri che sono avvezzi, senza averne alcun bisogno, a fare inutili razzie marine.

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Nel libro del romanziere cileno, finalmente, non sono i balenieri a narrare, ma il cetaceo che con voce antica parla del suo punto di vista.

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