Giornalista, scrittrice e voce autentica del cambiamento, Valentina Cristiani racconta con passione e coraggio le sfide delle donne nel mondo del giornalismo (e non solo) con “Non chiamateci quote rosa” (Pathos Edizioni), un libro-inchiesta che raccoglie le testimonianze di 40 giornaliste italiane — volti noti di Rai, Mediaset, Sky, Dazn e altre realtà — per denunciare discriminazioni e pregiudizi di genere ancora troppo radicati.

Con uno sguardo lucido ma empatico, Cristiani invita a riflettere su un tema che tocca la cultura, la scuola e la società intera, ribadendo l’importanza di un cambiamento che parta dall’educazione e dal rispetto reciproco.

Blasting News l’ha intervistata proprio su questo importante argomento.

Valentina: ' Molte donne, anche affermate, hanno confessato di aver subìto discriminazioni, sessismo, violenze e persino abusi'

Valentina, partiamo dal titolo del suo libro: “Non chiamateci quote rosa”. È un messaggio forte, quasi provocatorio. Cosa rappresenta per lei questa espressione e perché ha sentito l’urgenza di rifiutarla?

'L'espressione "quote rosa" è spesso usata con leggerezza, ma per me ha un significato negativo e riduttivo. È un'etichetta che sminuisce il valore delle donne, suggerendo che ottengono posizioni non per il loro merito e le loro competenze, ma per una sorta di corsia preferenziale. Ho sentito l'urgenza di rifiutare questo termine perché le donne di talento non hanno bisogno di "aiuti" per arrivare.

Meritano di essere giudicate per ciò che sanno fare, per le loro capacità e il loro valore. Il nostro obiettivo non è avere sconti, ma competere su un piano di parità, dimostrando che il merito non ha genere. Il mio libro vuole essere un grido per questo principio. Ma il libro, parla anche di molto altro. Vi sono storie di discriminazioni, pregiudizi e violenza di genere. È un romanzo a 360 gradi. Ho dato voce a tutte le giornaliste, a chi è stata più fortunata e a chi meno. Ogni storia è un viaggio nel vissuto personale di queste donne, uno sguardo intimo e raro sul "dietro le quinte" della professione. Perché dietro a ogni professionista c'è prima di tutto una Donna, ed è da lì che inizia il racconto'.

Il volume raccoglie le testimonianze di 40 giornaliste tra volti noti e professioniste affermate. Come ha scelto le protagoniste e qual è stato l’aspetto più complesso nel dare voce a un tema tanto delicato?

'La scelta delle oltre 40 giornaliste è stata un processo lungo e attento. Non volevo solo nomi noti, ma un mosaico di voci che rappresentasse la diversità del giornalismo, dalla TV alla Radio, passando attraverso la carta stampata e i siti Internet. Dalle firme più affermate alle giovani promesse. Nessuna esclusa; infatti molte persone mi hanno scritto di essersi ritrovate nelle testimonianze. Ho cercato di creare un equilibrio tra diversi settori e generazioni. L'aspetto più complesso è stato dare voce a un tema così delicato.

Molte donne, anche affermate, hanno confessato di aver subìto discriminazioni, sessismo, violenze e persino abusi. Raccogliere queste testimonianze ha richiesto grande delicatezza e fiducia. Ho voluto creare uno spazio sicuro in cui potessero aprirsi e raccontare le loro storie, senza filtri e senza paura. In alcuni casi non ho potuto pubblicare tutto. Non per sfiducia nei miei confronti, ma perché, ancora oggi, il timore di ritorsioni è molto forte'.

Dalle parole di Paola Ferrari e Giorgia Rossi, che aprono il libro, emerge un giornalismo ancora attraversato da pregiudizi e disparità. Secondo lei, quanto è cambiato davvero il mondo dell’informazione rispetto al passato?

'A giudicare dalle parole di Paola Ferrari e Giorgia Rossi, e dalle decine di testimonianze raccolte, il giornalismo è ancora un mondo di disparità.

Certo, sono stati fatti dei passi avanti, oggi vediamo più donne in ruoli di responsabilità. Tuttavia, i pregiudizi e gli stereotipi di genere sono ancora radicati. Spesso si giudica una giornalista non per la qualità del suo lavoro, ma per il suo aspetto fisico. O in certi casi viene messo in risalto quest'ultimo piuttosto che la preparazione. Nonostante i progressi, il sessismo sottile persiste, celato nei commenti inappropriati o in domande che non verrebbero mai rivolte a un uomo. Questa forma di discriminazione, meno evidente ma non meno dannosa, fa ancora parte della realtà quotidiana. Credo che ci sia ancora molta strada da fare per raggiungere una vera parità'.

Cristiani: 'Dobbiamo educare i futuri adulti a non considerare le donne come inferiori o adatte solo a certi ruoli'

Lei sottolinea spesso l’importanza della prevenzione culturale, partendo dalla scuola e dalla famiglia. Quanto è fondamentale, oggi, educare le nuove generazioni alla parità e al rispetto di genere?

'L'educazione è la chiave di tutto. Non possiamo sperare di cambiare la società se non iniziamo dalle nuove generazioni. La prevenzione culturale deve partire dalla scuola e dalla famiglia, che sono i primi luoghi in cui si formano gli individui. È fondamentale insegnare ai bambini e alle bambine, fin dalla tenera età, i concetti di rispetto, parità e valorizzazione delle differenze.

Dobbiamo educare i futuri adulti a non considerare le donne come inferiori o adatte solo a certi ruoli. È un processo lento ma inesorabile. Se non investiamo in questo, continueremo a trovarci di fronte agli stessi problemi e gli stessi pregiudizi che affliggono la nostra società da decenni. La parità non è solo un diritto, ma un valore che arricchisce l'intera comunità, creando un ambiente più giusto, sano e sereno per tutti'.

In più punti parla della necessità di coinvolgere anche gli uomini come alleati del cambiamento. Come immagina questo dialogo e quali passi concreti servirebbero, secondo lei, per costruirlo davvero?

'Il cambiamento non può avvenire senza gli uomini. Non si tratta di una "guerra tra sessi", ma di un percorso che dobbiamo fare insieme.

Immagino un dialogo aperto in cui gli uomini diventano alleati e amplificatori delle nostre voci. Non è sufficiente che si dissocino dagli episodi di pregiudizi, discriminazione, violenza, di Phica.eu o Revenge Porn, ecc.. È fondamentale che si mettano in prima linea per lanciare messaggi sani e positivi, promuovendo attivamente la parità. Questo significa nello specifico che devono essere protagonisti nel promuovere la cultura del rispetto, decostruire la mascolinità tossica e educarsi all'empatia e all'ascolto'.

Un primo passo concreto sarebbe l'istituzione di percorsi di formazione specifici nelle aziende, nelle redazioni e nelle scuole per sensibilizzare gli uomini sulle questioni di genere e sui pregiudizi inconsapevoli.

Bisogna coinvolgerli nel dibattito, ascoltare le loro prospettive e far capire loro che la parità non è un vantaggio solo per le donne, ma per l'intera società. Quando uomini e donne lavorano insieme, si creano ambienti di lavoro più produttivi e ricchi di opportunità per tutti.

Oltre a essere un'inchiesta, “Non chiamateci quote rosa” è anche un manifesto d’ispirazione e rinascita. C’è una testimonianza, tra le tante raccolte, che l’ha colpita in modo particolare o che le ha lasciato un segno profondo?

'Ogni testimonianza mi ha toccata, ma se devo sceglierne una, forte, penso a quella di una giornalista che raccontava di aver subito un'aggressione sul posto di lavoro. La sua storia mi ha colpito per il coraggio con cui ha deciso di denunciare e per la forza d'animo con cui ha saputo rialzare la testa e continuare la sua carriera.

È una storia che mostra quanto ancora sia fragile la condizione delle donne in certi ambienti, ma allo stesso tempo è una testimonianza di rinascita e resilienza. Mi ha ricordato che il nostro impegno non è solo per noi stesse, ma per tutte le donne che verranno dopo di noi, perché possano lavorare in un mondo più sicuro e più giusto.

'Conciliare la mia passione per lo sport con la scrittura e l'impegno sociale è una sfida, ma soprattutto un'opportunità'

Tra i progetti collegati al libro c’è anche l’idea di portare queste tematiche nelle scuole, nelle carceri e in un salotto televisivo dedicato alle donne che ce l’hanno fatta. Ci racconta qualcosa in più su queste iniziative?

'I progetti legati al libro sono una continuazione naturale del suo messaggio.

L'obiettivo principale è portare queste tematiche fuori dai salotti letterari e farle arrivare dove c'è più bisogno. Nelle scuole, per educare i più giovani e prevenire la violenza di genere. Occorrerebbe una riforma che istituisca l’obbligatorietà delle materie educazione sessuale e affettiva e l’introduzione di psicologi/psicoterapeuti di supporti a studenti e docenti. La nostra presenza è stata richiesta anche nelle carceri, per offrire un'opportunità di riscatto e di reinserimento sociale ai detenuti. E poi il salotto televisivo, un'idea che spero si concretizzi presto, per dare uno spazio di visibilità a tutte quelle donne che, con la loro forza e il loro talento, in diversi ambiti, hanno saputo superare ostacoli e pregiudizi.

L'idea è creare un faro di speranza, un punto di riferimento per chi si sente scoraggiato e vuole trovare la forza di lottare per i propri sogni.

Lei ha un percorso professionale molto ricco tra giornalismo sportivo, radio e televisione. Come riesce a conciliare il suo amore per lo sport con quello per la scrittura e l’impegno sociale?

'Conciliare la mia passione per lo sport con la scrittura e l'impegno sociale è una sfida, ma soprattutto un'opportunità. Il giornalismo sportivo mi ha insegnato la disciplina, la tenacia e la determinazione, valori che ho riversato in questo libro e nel mio impegno sociale. La scrittura, invece, mi ha permesso di dare forma e voce a pensieri e riflessioni che portavo dentro di me da tempo.

Sport, scrittura e impegno sociale sono per me tre facce della stessa medaglia: la voglia di raccontare, di informare e di contribuire a un mondo migliore. Che sia un'analisi tattica di una partita o il racconto di una testimonianza di coraggio, l'obiettivo è sempre lo stesso: far riflettere e ispirare il cambiamento. A partire dal 25 ottobre nella meravigliosa cornice del Palazzo Ducale a Parma, dove modererò, insieme al giornalista Rai, Saverio Montingelli, il Convegno "Le dimensioni dell'Odio". L'ingresso è gratuito e siete tutti invitati'.