Gennaio [VIDEO] è indubbiamente il mese in cui ognuno di noi programma il proprio futuro. Fare promesse e progetti o non farne?

Una stima suggerisce che quasi la metà delle persone fa dei progetti e delle promesse per l'anno nuovo, e tuttavia meno del 10 per cento riesce a seguirlo con successo. Forse ci dimentichiamo di ciò che ci promettiamo molto prima che i nostri scarponi da neve si secchino. Forse la vita ci porta su un percorso diverso. Forse smettiamo di preoccuparci. Forse semplicemente falliamo. Potrebbe essere allettante eliminare completamente questa farsa, ma prima di impegnarci a non essere impegnati per il nuovo anno, vale la pena riflettere su alcune delle opzioni.

Le promesse nella tradizione storica

La tradizione di fare promesse al nuovo anno è vecchia almeno quattromila anni. Gli antichi babilonesi celebravano il loro nuovo anno - la rinascita del dio sole Marduk - in primavera, in concomitanza con la stagione della semina. Akitu era un festività di dodici giorni in cui il re avrebbe promesso di soddisfare una lunga lista di doveri. Per sigillare l'impegno del re, il sommo sacerdote gli avrebbe dato uno schiaffo sul viso. Lo schiaffo doveva essere abbastanza forte da farlo piangere: la prova della dedizione del re e un promemoria per la sua umiltà. Prendendo parte alla festività anche le altre persone promettevano la loro fedeltà al re e agli dei e promettevano di ripagare i loro debiti.

Saremmo tentati di rovesciare questa antica tradizione, di non prendere decisioni e di seguire il flusso della vita come una foglia spensierata sulla superficie di un ruscello che gorgoglia felicemente.

Ma Kierkegaard [VIDEO] sosterrebbe che questa metafora è ingannevole: saremmo simili a una pietra scagliata sulla superficie dell'acqua, che "salta leggermente per un po', ma non appena smette di saltare, affonda immediatamente nelle profondità". Senza impegni, rischiamo di sparire nell'abisso esistenziale. Una vita senza obiettivi crea ansia. Una vita significativa, suggerisce Kierkegaard, è quella in cui ci affermiamo attivamente per vivere più pienamente.

Il punto di vista di Nietzsche

È bello e positivo fare promesse, ma c'è ancora la sfida di mantenerle. Friedrich Nietzsche suggerisce che ciò che distingue gli umani dalle altre creature è che abbiamo "il diritto di fare promesse". Fare promesse si rivolge a un aspetto fondamentale della nostra umanità: che ognuno di noi è e non è la persona che diventeremo in futuro. Questo è fonte di confusione, è bene chiarire: sei la stessa persona che sarai il prossimo anno? Bene, non esattamente. Possono apparire i capelli grigi, le rughe possono emergere, la tua voce può approfondirsi e addensarsi, le articolazioni cominciano a far male.

Le tue caratteristiche fisiche cambieranno oggettivamente, anche se lentamente. Anche la tua identità emotiva e psicologica potrebbe cambiare; potresti avere un nuovo lavoro o un nuovo partner, un nuovo hobby o un nuovo terapeuta. Una promessa è un modo per rivendicare un futuro incerto. È un modo per proiettarsi nei prossimi mesi, proteggendo un impegno che potrebbe essere impossibile da mantenere. E' anche un modo di custodire o vincolare la propria identità, l’Io nell’Io prometto. Perché un animale non umano non fa promesse? La maggior parte non ha coscienza di se stessi come individui o un senso dell'identità acquisito. Sì, alcuni animali potrebbero provare sensi di colpa, ma la colpa non è la stessa vergogna di rompere una promessa di vecchia data. Il suggerimento di Nietzsche è che dovremmo continuare a fare delle promesse, promesse sincere, oneste a Dio, per non scadere in uno stato animalesco.

Nietzsche [VIDEO] non dice, tuttavia, che dobbiamo mantenere le nostre promesse. A volte, molte volte, il costo è semplicemente troppo alto. Soddisfare tutte le promesse incondizionatamente può essere imprudente, se non a testa bassa e arrogante. Ad esempio, forse ti sei impegnato a perdere qualche chilo, ma si scopre che il tuo zucchero nel sangue precipita ogni volta che stai per più di due ore senza mangiare e sei costantemente sul punto di svenire. Dopotutto, non è stato un grande traguardi. O hai deciso di non andare a nessun nuovo appuntamento e di concentrarti sulla tua carriera, ma ogni mattina incontri la stessa bella persona nel tuo bar preferito. Con le nuove informazioni che si ottengono giorno per giorno, potrebbe essere necessario lasciare alcuni impegni da parte. Non c'è motivo di sentirsi in colpa per questo. La visione romantica del sé è che non c'è bisogno di sentirsi schiavi di un'idea di noi stessi che volevamo in passato. Il sé è perennemente mutevole, in crescita. Il sé romantico è quello di uno che è pronto per annientarsi ripetutamente. Come dice Zarathustra, il più famoso personaggio di Nietzsche, " Devi voler ardere nella tua stessa fiamma: come vorresti rinnovarti senza essere prima diventato cenere?"

Il rischio della malafede

Un'esistenzialista potrebbe essere riluttante a "ardere nella propria fiamma", per superare o infrangere una promessa, può essere un segno di "malafede". "La malafede" è una situazione in cui rinneghi l'immediato libero arbitrio che è sempre a tua disposizione. La malafede è "cattiva" perché nega il nocciolo duro e metafisico della libertà radicale dell'uomo. La libertà radicale significa che siamo radicalmente responsabili sia della conservazione che della violazione delle promesse. La fragilità delle nostre promesse è ciò che le rende significative.

Promesse e Diritti

Quindi vai avanti: fai i tuoi progetti e le tue promesse. Hai il diritto di fare promesse. E hai il diritto di infrangerle. Ma non devi farle durante una serata di ubriachezza a tarda notte. Ricordati questa massima popolare: non fare promesse quando sei felice, non dare giudizi quando sei arrabbiato.

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