Il mondo di Mandrake, er Pomata, Manzotinne, dell'indimenticabile scommessa tris: D'Artagnan, King e Soldatino, bizzoso ed unico equino della sgangherata scuderia De Marchis. Correva il 1976 e mai nessun film come "febbre da cavallo" segnò l’immaginario collettivo del mondo delle corse dei cavalli in quel modo: lieve e perfetto, comico e realistico, lontano dal neorealismo drammatico e cencioso, attaccato saldamente al carrozzone della commedia all’italiana, eppure quasi Verghiano nel tratto pittorico e pittoresco, verista nel linguaggio diretto che marchiò battute tramandate per generazioni.

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Il mondo di Mandrake

Erano i piccoli, grandi coatti delle scommesse, con le loro grandi, piccole miserie, tutte raggrumate attorno ad una pista di ippodromo, tra il glorioso Tor di Valle (oggi chiuso) ed il mitico Agnano (in continuo affanno).

Si vedono nel film spalti gremiti e giocatori fumanti, nevrotici e falliti. Un mondo denso e perfettamente allineato alla società italiana del tempo, di disoccupati organizzati, alta borghesia, professionisti azzimati, impiegati statali a mezze maniche e qualche penna bic nel taschino retaggio di un orgoglio fantozziano, radioline gracchianti per sintonizzarsi la domenica con le partite di pallone: insomma un vero mondo interclassista e perduto.

Erano i tempi in cui l’UNIRE dominava in lungo e in largo, dopo l’irraggiungibile Totocalcio, il mondo delle scommesse negli ippodromi come nelle nebbiose sale gioco di provincia, con tanti minacciosi televisori a tubo catodico assicurati in alto con robuste staffe di ferro, e collegati ai leggendari ippodromi italiani: la Favorita-Palermo, Sesana-Montecatini, Arcoveggio-Bologna, San Siro-Milano, Capannelle-Roma, Caprili-Livorno, Le Cascine-Firenze, San Rossore-Pisa, e tanti altri che oggi vengono sbarrati l’uno dopo l’altro in una interminabile morìa che non conosce limiti dopo l’avvento del web e delle scommesse pandemiche e digitali, su praticamente ogni lotteria, evento, e perfino sulle corse virtuali.

L'eccellenza italiana

Incominciamo dalla metà della storia, incominciamo ad Agnano, dove successe qualcosa di imprevedibile al cambio di millennio, che rinverdì una delle eccellenze più fastose che abbiamo saputo partorire, e che iniziava, come detto, già a scricchiolare: un cavallo italiano, che si dice abbia qualche difetto alle zampe, e quindi comprato per poco, un pò controvoglia, da un cambista napoletano, un certo Giordano, calpesterà le piste trottando come un unicorno magico, straccerà record di tempi e di vincite, ed avversari fino ad allora imbattibili, farà di Agnano il suo trono imperituro, e dell’italia ancora una volta l’epicentro del mondo ippico ad inizio del nuovo secolo 2000.

Sarà varenne, sarà “il Capitano”, sarà Napoli, sarà una cavalcata immaginaria e fisica anche al di là dell’Oceano, a far sgranare gli occhi agli americani come Ribot aveva fatto con gli inglesi, a far entrare l’unico cavallo non americano di prepotenza e senza nulla chiedere nella “ Living horse hall of fame USA”, per manifesto strapotere, dopo aver vinto tutto quello che era immaginabile ed inimmaginabile vincere nel grande slam del trotto europeo: Prix d’Amerique, Ettliopp, Agnano, a far assicurare allo Stallone a fine carriera una sterminata prole.

Ma l’ippica Italiana viene già da lontano, dall’altro secolo, e nasce nella sua fase storica e magistrale con al solito uno di quei personaggi che sono per metà esempio di quello strano ingegno scombinato nostrano e per metà stregoni che entrano in un mondo nuovo e ne fanno un mondo “italiano”: Federico Tesio. Torinese, testardo, sulfureo, instancabile, Tesio alchimista di incroci purosangue inglesi, innamorato dei cavalli tanto da fondare un allevamento di razza Dormello-Olgiata, da cui uscirono cavalli dominatori assoluti a “cavallo” (è il caso di dire) di metà Novecento, cui i grandi maestri inglesi dovettero inchinarsi, e non solo metaforicamente, : Nearco, Donatello II, Bellini ed infine la leggenda Ribot, il galoppatore per antonomasia, nato in Inghilterra ma beffardamente da genitori rigorosamente italiani e che Tesio non vedrà gareggiare morendo poco prima, poco prima che gli spettatori inglesi abbassassero le bombette e la Regina Elisabetta II fosse costretta, magari a denti stretti e indispettita, a complimentarsi stupefatta davanti al tricolore fatto cavallo.

Le scommesse malate

Ma ancora proprio a Napoli la lunga mano del malaffare e della camorra mise gli occhi sulle pista di Agnano già nei lontani anni del dopoguerra. Non sarà da meno la mala romana coi suoi boss fare bello sfoggio di criminale attitudine proprio negli ippodromi e trarne vantaggio e lustro dal condizionare le prestazioni dei fantini, dei cavalli, se è vero che quella che sarà la più grande “agenzia” criminale italiana dopo le mafie, e cioè labanda della magliana [VIDEO]”, inizierà la carriera con il primo assassinio eccellente di tal “Franchino er criminale”, nei pressi dell’ippodromo di Tor di Valle, per sottrarre ai “pesciaroli” il dominio e il prestigio del lucroso mondo delle corse, a dimostrare come nel giro della malavita organizzata il mondo dei cavalli giochi una fascinazione del tutto particolare.

Ma è l’ingresso dei Casalesi che fu una vera frustata all’ambiente nella direzione di un controllo quasi scientifico e spietato delle combine e delle scommesse posticce. Perfino con un proprio “tempio”, scelto come affermazione di controllo del territorio, del loro territorio di origine. Dopo Agnano decisero di creare il proprio regno, più casertano e quindi più familiare, appropriandosi del nuovo e grazioso ippodromo : il Cirigliano. Facendo di un modesto e provinciale impianto ippico di Aversa un mercato ricchissimo e innaturalmente sopra le sua caratura economica.

Fu un assalto in massa, metodico quanto irriguardoso anche delle più elementari cautele. Pestaggi, generose e indeclinabili offerte, corruzioni, minacce, droghe ai cavalli, e tutto l’armamentario delle migliori cause mafiose per condizionare e gonfiare scommesse e progettare arrivi concordati. Anche lo Stato si vide costretto a mettere in campo tutto il suo peso e le forze migliori, forse degne di altra battaglia, per arginare un incredibile e sfrontato attacco alla legalità: la DIA indagò per quasi due decenni sul fenomeno, e l’UNIRE fece di Cirigliano quasi un bunker e creato apposite prassi di svolgimento gare. E così i prefetti chiusero anche l’impianto a tempo, e i magistrati misero alla sbarra usurai, allibratori, affiliati e Boss.

Ma intanto andavano avanti le intimidazioni, i raid, le presenze “sinistre” che dispensavano “consigli” a proprietari e fantini, e quindi tutto un filone di squallide rese alla forza mafiosa: malattie improvvise, ritiri in massa dei fantini prima delle gare, corse ridicole, cavalli sovreccitati o assonnati, a seconda delle necessità del momento. Perfino l’impunità più volgare fece capolino, quando un addetto ai lavori, infastidito da un eccessivo zelo sportivo, salì sulla torretta della giuria minacciando, in linguaggio che poco lasciava al “figurato”, il taglio della testa di uno dei valutatori, senza essere mai stato ufficialmente neppure identificato, anche essendo più che noto all’ambiente.

Triste presagio?

E infine arriviamo ai tempi nostri, notizia di questi ultimi giorni, del sequestro di un povero quadrupede che sarebbe stato dopato, disposta ieri l'altro dal Tribunale Napoli Nord ed eseguita dai Carabinieri forestali di Napoli, per una corsa forse truccata ad Aversa risalente al febbraio 2017, e che quindi aprirebbe una nuova e recentissima prospettiva di indagini. Fantasmi delle combine, delle corse e scommesse truccate? Forse solo un caso isolato, qualche proprietario frustrato desideroso di notorietà ? Forse qualcosa di ancora diverso, nel tormentato e glorioso mondo dei quadrupedi che vantano negli antenati perfino un senatore: Incitatus, nominato da Caligola. Come Senatore fu Tesio, il padre dell’Ippica Italiana. E senatore sarà, speriamo, chi farà ancora rinascere un mondo glorioso e un pezzo di storia, magari a “cavallo” e sulle ali di un nuovo Pegaso. Non come il povero Soldatino del film, lasciato pure digiuno, rinnegato e poi involontario complice di un falso fantino in una truffa vera, che a noi, diciamolo sottovoce, fa perfino ancora più simpatia dell'eroico Varenne.