La sfida più calda del weekend calcistico è Roma-Milan. E non solo per le sorti delle due squadre in campionato - i giallorossi sono sempre a caccia dello scudetto, mentre i rossoneri faticano a restare in zona Champions League -, o per quelli dei due allenatori, Garcia e Mihajlovic, da mesi sulla graticola.

In ballo c'è anche, e soprattutto, il futuro assetto societario e lo sviluppo del business delle squadre che fanno riferimento all'imprenditore e finanziere americano James Pallotta e all'ex premier ed ex Cav, Silvio Berlusconi.

Roma: il rebus dello stadio mette in difficoltà il socio made in Usa

Il club giallorosso che con l'arrivo di Pallotta pareva dovesse vivere stagioni di grandi successi al momento non ha messo in bacheca alcun trofeo: ha visto sempre la Juventus vincere il campionato, mentre in Champions League, le soddisfazioni sono state pochissime. Così, la politica del patron a stelle e strisce si è concentrata in particolare sulla vendita di gioielli e presunti tali (Lamela, Marquinos ecc) per fare plusvalenze e tenere a galla i conti: come si fa con un altro qualsiasi business.

La vera svolta dovrebbe essere rappresentata dalla costruzione dello stadio di proprietà nell'area di Tor di Valle. Un impianto da 300 milioni che si inserisce in un progetto urbanistico-architettonico da 1,8 miliardi, pensato e portato avanti finora dal costruttore romano Luca Parnasi.

Peccato che quest'ultimo, schiacciato da debiti bancari superiori ai 400 milioni, ora abbia mollato il colpo e stia cercando alleati (si è parlato del gruppo Pizzarotti di Parma), altrimenti il progetto non decollerà mai.

Doveva entrare in scena anche il colosso Usa Starwood (alberghi) per quel che attiene la parte di sviluppo immobiliare a carattere ricettivo-alberghiero e turistico. Ma per ora non se ne sta facendo nulla. Pallotta poi deve mettere in conto il fattore politico: saltata la giunta comunale di Roma - che ha già approvato, con l'ex sindaco Ignazio Marino il progetto dello stadio - ora c'è da convincere definitivamente la Regione Lazio.

Ma il governatore Nicola Zingaretti tentenna e prende tempo. Anche perché nei prossimi mesi ci saranno le elezioni per il Comune e nessuno vuole schierarsi.

E così ora Pallotta tentenna

In questa intricata situazione, Pallotta ora tentenna e riflette. Sa che ci vorranno altri soldi per dare vigore al club a meno che non venga ceduto il gioiello Pjanic o si sacrifichi Florenzi. Ma soprattutto sa che senza lo stadio il progetto Roma non decollerà mai e non sarà ritenuto interessante neppure dai suoi alleati d'Oltreoceano.

Per cui, al suo arrivo, nelle prossime settimane, a Roma, potrà decidere cosa fare. E non è detto che non sia tentato dalle sirene inglesi: In Premier League ci sono alcuni club a caccia di nuovi proprietari.

Milan, Berlusconi vuole cedere. Ma mr Bee è svanito

Anche Silvio Berlusconi vuole cercare alleati per il suo Milan. Dopo aver speso oltre 1,5 miliardi nel corso degli ultimi 20-25 anni, l'ex premier ha deciso di monetizzare.

Valuta il club, che perde decine di milioni all'anno e ha debito per 250 milioni, 1 miliardo tondo. Una cifra fuori mercato che finora nessuno è stato disposto a offrire. Solo il fantomatico finanziere thailandese Bee Taechaubol si è detto pronto a mettere sul piatto quella cifra. O meglio a riconoscere 480 milioni per il 48% del Milan. Peccato che di mr Bee si siano perse le tracce, dopo mesi e mesi di continui rinvii. In più ci si è messa la crisi del mercati asiatici e della Cina.

Milan, la speranza arriva dagli States?

A questo punto, potrebbe scendere in campo il fondo Usa Madison che però valuta il Milan solo 600-650 milioni. Troppo poco per l'ex Cav, un prezzo giusto per il mercato. Chi vivrà vedrà E giocherà. Ma i tempi non sono affatto brevi.

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