Il tunnel della crisi economica si allunga. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha dichiarato oggi a Firenze: "Non c'è una maledizione che condanna l'Italia al declino, ce la possiamo fare anche in un periodo molto duro, il prossimo anno non sarà un anno facile, dobbiamo dirlo con franchezza".

"L'impegno deve essere su questo fronte", ha aggiunto Calenda, "dobbiamo costruire una crescita di qualità, che deriva dalla competitività del sistema imprenditoriale e del sistema paese". Il nodo della crescita in Italia non si scioglie.

Con il debito pubblico stabile intorno al massimo storico (+3,4 miliardi di euro tra giugno e luglio) a quota 2252,2 miliardi di euro e il Pil previsto da Confindustria per quest'anno a +0,7% (cresceremo di circa 10,5 miliardi) i conti continuano a non tornare.

La crescita rallenterà nel 2017

Il 2017 andrà peggio del 2016, nonostante il costo del denaro sia vicino allo zero e il petrolio intorno ai 50$ al barile e ben lontano dagli oltre 100$ di appena due anni fa.

Confindustria stima la crescita italiana nel 2017 allo 0,5%, appena 7,5 miliardi di euro. A fronte di una spesa pubblica ferma sugli 800 miliardi di euro l'anno.

L'unico dato che potrebbe far ben sperare è quello dell'inflazione. È di ieri la notizia Istat che a settembre i prezzi dopo mesi di deflazione sono tornati a crescere (+0,1%), ma siamo sempre attorno allo zero, e ben lontani da quel 2% stimato dalla Banca Centrale europea di Mario Draghi come asticella ideale per far ripartire i consumi e la domanda interna.

Senza lavoro non si cresce

Uno dei punti nodali per far ripartire l'economia italiana è il lavoro. L'Istat ha fatto sapere che tra luglio e agosto la disoccupazione è rimasta stabile all'11,4%. Ma il dato che preoccupa di più è sempre meno lavoro per i giovani. Il numero dei giovani occupati è diminuito ancora di 239mila unità, e questo fa sì che il Paese abbia sempre meno prospettiva di lungo termine, e si inneschi un circolo vizioso per cui neanche il mercato immobiliare (con gli italiani ancora innamorati della casa di proprietà) non riparta come dovrebbe anche con i tassi dei mutui più bassi di sempre.

Un giovane disoccupato non mette su famiglia, né tanto meno acquista una casa. 

 

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