L'accordo di massima tra gli indiani di Jindal south west e gli algerini di Cevital che controlla Aferpi che, a sua volta, detiene il controllo diretto delle acciaierie della ex Lucchini, è stato, di fatto, raggiunto. Mancherebbe, esclusivamente, la formalizzazione attraverso quella che, tecnicamente, viene definita lettera di intenti o, meglio, lettera di impegno. Comunque, dovranno trascorrere, almeno, altre tre settimane per ufficializzare, formalmente, questo passaggio. Vediamo di capire perché e quali conseguenze avrà, soprattutto a livello di occupazione per gli addetti di un distretto produttivo che hanno sentito pesantemente la crisi economica in cui da diversi anni si dibatte il settore dell'acciaio.

I passaggi per la chiusura della vendita

Le tre settimane a cui abbiamo accennato poco sopra si rendono necessarie in quanto, benché all'interno dello stesso gruppo, ad acquisire le ex acciaierie della Lucchini non sarà più Aferpi che, come detto, si è sfilata ma Jindal south west. Di conseguenza, sarà necessaria una nuova due diligence di valutazione. Anche se, ovviamente, è prevedibile che il dossier in possesso di Aferpi sia stato visionato dal management di Jindal. O, comunque, lo sarà a breve. Dopo di che sarà formalizzato l'accordo tra i due CdA. Ma, ovviamente, dato che ad acquisire le acciaierie italiane sarà una realtà aziendale estera, dopo la firma dell'accordo, che dovrebbe essere definitivo entro marzo servirà il via libera anche del Ministero dello Sviluppo Economico che, pur con tutti i distinguo, appare una pura formalità.

Anche per far ripartire l'occupazione in un'azienda dove i sindacati hanno lottato fortemente a favore dei lavoratori. La firma da parte del gruppo Jindal era, quindi, attesa per oggi. Ma il gruppo indiano ha preso tempo.

Perché Jindal vuole aspettare

Come ha chiosato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, in queste trattative occorre essere molto prudenti. Anche se fonti vicine allo staff del Presidente della Jindal assicurano che si ha tutta l'intenzione di firmare l'accordo, di fatto ribadiscono che devono essere chiariti dei dettagli non meglio specificati. Ma il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, si sarebbe lasciato sfuggire che questi chiarimenti riguarderebbero i termini dell'intesa che dovrebbero essere oggetto di maggiori approfondimenti.

Alcuni ipotizzano che vadano chiariti gli aspetti circa il corrispettivo della cessione che, per tutto il corso della trattativa, è stato al centro di profonde divergenze di opinioni tra le parti. Ma non si tratterebbe solo di una questione di vile denaro.

Il gruppo indiano ha in mente dei piani precisi per le ex acciaierie della Lucchini, in cui, ad esempio, si vorrebbe procedere a riavviare la produzione dell'altoforno fermo da più di 4 anni. Ma nello stesso tempo, gli indiani non sarebbero interessati alle produzioni di vergella e barre e anche la produzione di rotaie potrebbe essere appaltata ad una società terza. Rfi, ad esempio, si è dimostrata interessata, ma è ancora tutto da vedere.

I Sindacati, da parte loro, hanno accolto con favore l'accordo. Ma la ripresa della produzione dell'altoforno potrebbe portare a contestazioni di carattere ambientale sul territorio. Sicuramente, anche questi aspetti hanno consigliato alla società indiana di attendere ancora per formalizzare la cessione. C'è, infine, un discorso di competizione con i concorrenti di ArcelorMittal, proprietari di Ilva, che se queste impasse non saranno superate celermente potrebbero avvantaggiarsi sfruttando l'attuale fase positiva di mercato. Una cosa che gli indiani di Jindal non potrebbero tollerare.