Circa 7 miliardi di euro. Questi sono i numeri dell’accordo tra la multinazionale svizzera, Nestlé e quella statunitense, Starbucks riguardo al mercato globale del caffè. Un’intesa importante che rafforza un ramo del mercato del food & beverage che sembra essere l’highlander del commercio. Un’alleanza che giunge a pochi mesi dall’apertura in Italia dell’ennesimo store dell’azienda americana che, ad oggi, conta circa 30 mila negozi in tutto il mondo.
Due società diverse per un connubio quasi perfetto
Se il punto di forza di Starbucks è quello di aver creato una catena di caffetterie con una struttura a livello di business così importante da essere spesso imitata da altre catene, la Nestlé è indubbiamente il leader nella commercializzazione del caffè.
Basta infatti pensare alla Nespresso, marchio di proprietà dell’azienda svizzera, per rendersi conto delle grandi capacità commerciali dell’azienda. Questa intesa, dunque, non può che portare grandi benefici ad entrambe le parti, rafforzando la posizione della società di Vevey in Italia che aumenterà ulteriormente la visibilità dell’azienda americana nel resto del mondo.
Un mercato forte e in continua espansione
Negli ultimi anni solo in Italia abbiamo aumentato notevolmente l’esportazione del caffè di qualità, incrementando contestualmente le importazioni di quello colombiano e brasiliano. I numeri parlano chiaro: 4 miliardi di euro di fatturato, quasi 200 tazzine di caffè consumate ogni giorno con un sempre maggior interesse verso un prodotto di qualità con la filiera tracciabile e trasparente.
Insomma i 7 miliardi di euro investiti da Nestlé non sorprendono e dimostrano pienamente la volontà e la necessità di investire per essere sempre più competitivi verso un mercato con una clientela sempre più esigente e meticolosa.
Il caffè Starbucks sarà distribuito ovunque ma non negli store Nespresso
Se secondo Stoppani, presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE), ritiene che l’avvento in Italia di Starbucks sia positivo e porterà posti di lavoro rilanciando il settore dei pubblici esercizi, alla Nestlé Mark Schneider ha le idee molto chiare: "Non venderemo il prodotto americano nei negozi del marchio Nespresso". Il direttore generale del colosso vodese ha voluto sottolineare, durante un’intervista a seguito dell’accordo, che l’obiettivo non è quello di mischiare i prodotti creando confusione alla clientela ma quello di far crescere il mercato in quelle zone dove finora il caffè è poco diffuso con una conseguente e ovvia crescita delle due aziende. Riusciranno gli altri grandi del caffè a tenere testa al duo Nestlé-Starbucks?