Luigi Di Maio in un'intervista al Corriere della Sera prende posizione nei confronti dell'Ue sulle obiezioni al Def italiano. L'intervista è una summa di quanto già detto di questi giorni.

L'Unione "destinata a sparire"

Di Maio in effetti pronostica la fine di questa Unione Europea che dovrebbe avvenire con le elezioni di primavera. Una fine che secondo lui dovrebbe consentire all'Italia di ignorare le regole sul patto di stabilità. Il vicepremier si mostra molto aggressivo verso coloro, non meglio precisati, che come "squali" sono pronti ad azzannare il governo italiano e nota come lo spread non sia esploso.

Insomma un'intervista ricca di pathos e parole roboanti, che fa il paio con l'altro cavallo di battaglia del governo gialloverde per legittimare la manovra italiana: il deficit degli altri. Dove questi altri sono Francia, Spagna e Grecia. Ma il paragone è corretto?

Altri Paesi con Finanziarie fuori dai parametri Ue, ma in linea con la riduzione del debito

In effetti questi tre Paesi hanno presentato Finanziarie, che non rispettano i parametri concordati con l'Ue: quindi perché con noi fanno la voce grossa e con loro no? Semplice, hanno condizioni economiche diverse e migliori. La Francia invece del 2.6% di deficit/pil concordato andrà al 2.8%, ma la realtà è che si tratta di un artifizio. Hanno trasformato un credito d'imposta in detrazione fiscale, ma solo per l'anno in corso, creando una situazione che si normalizzerà l'anno prossimo.

Quindi si tratta solo di un escamotage contabile a somma zero nel 2019. Il tutto in un percorso di chiara riduzione del deficit/pil all'1.4% nel 2020 e allo 0.3% nel 2022, con un debito pubblico attualmente al 97% del Pil (il nostro supera il 130%) e stimato in calo per gli anni a venire.

Lo sforamento spagnolo non intacca il percorso di austerity

La Spagna che quest'anno crescerà nelle stime del 2.8% (contro il nostro 1.5%) propone invece di portare il deficit/pil dall'1.3% concordato all'1.8%, un livello che è nettamente inferiore al 2.5% previsto quest'anno. Dunque mentre noi vogliamo interrompere il percorso di riduzione di tale rapporto, loro continuano a perseguirlo, differenza questa non da poco.

In ogni caso pare che in Spagna questo sforamento non abbia i voti parlamentari necessari per essere approvato. E' dunque presumibile che non ci sarà alcuno sforamento da quanto concordato in sede Ue.

n effetti i politici spagnoli appaiono ben consci e determinati nel ridurre il debito del Paese: basti pensare che dal 2012, quando il rapporto deficit/pil era al 10.5%, siamo passati appunto al 2.5% di quest'anno, senza che la crescita ne abbia per altro risentito, dato che smentisce le teorie legate al debito aggiuntivo per la crescita e ai danni dell'austerity. La crescita spagnola, dunque, continua e resta robusta.

In Grecia meno tagli sulle pensioni

In Grecia Tsipras, chiusa l'era della Troika, propone due diversi bilanci: uno, quello concordato con l'Ue, l'altro che prevede di evitare i tagli pensionistici già concordati.

In realtà il sistema pensionistico non è sostenibile, ma oggi la Grecia vanta un surplus primario del 4.2%, rispetto all'obiettivo fissato dell'1.75%, con un debito/pil in calo dal 183% di quest'anno al 170.2% previsto per l'anno prossimo. Rinviando il taglio di 1.54 miliardi alle pensioni, il surplus garantito sarebbe comunque del 3.56%, cioè sopra al 3.5% richiesto da Bruxelles per i prossimi 4 anni e quindi pienamente compatibile con gli accordi presi.

Ecco allora che si comprende molto bene, come la situazione italiana non possa essere paragonabile con alcuna di queste, sia per la diversa entità del debito (Francia) sia per il diverso ritmo di crescita ed abbassamento del debito che permetterebbe a Grecia e Spagna di fare ciò che l'Italia, numeri alla mano non può fare.