La bocciatura in toto della Manovra economica del governo M5S-Lega non è certo una bella notizia, né per l'Italia né tanto meno per i mercati internazionali. Ma bisogna capire quali potrebbero essere le reali conseguenze sull'economia italiana dell'eventuale apertura di una procedura di infrazione ai sensi dell'articolo 126 del Trattato sull'Unione Europea. Lo scenario potrebbe essere spiacevole, anche se, come fanno notare sia l'Agenzia di Stampa AGI che Il Fatto Quotidiano.it, almeno fino al prossimo mese di dicembre non dovrebbe accadere nulla di concreto.

A parte le solite turbolenze sui mercati, più che altro dovute alla possibilità che anche Standard & Poor's emetta un giudizio negativo sul merito di credito dell'Italia, abbassando conseguentemente anche il suo rating. Questo in quanto l'Italia ha tre settimane di tempo per presentare una nuova Manovra economica. Quindi la "dead line" per il Ministro Giovanni Tria è fissata al prossimo 13 novembre.

Le conseguenze future

Se entro la data del 13 novembre il governo italiano non dovesse apportare le modifiche richieste dalla Commissione europea, si aprirà ufficialmente la procedura di infrazione ai sensi del succitato articolo 126 del Trattato sull'Unione Europea. Quest'articolo fa espresso divieto agli Stati membri di produrre dei disavanzi pubblici eccessivi.

E la Commissione europea è espressamente deputata a sorvegliare l'evoluzione della situazione di bilancio e dell'entità del debito pubblico negli Stati membri, osservando proprio il rapporto deficit/Pil.

Se, quindi, lo Stato italiano non dovesse attivarsi per correggere la manovra in modo tale da far scendere il rapporto deficit/Pil sotto la soglia di sicurezza ritenuta congrua dalla Commissione europea, potrebbero scattare sanzioni economiche nei confronti del nostro Paese per circa 9 miliardi di euro. Ma questa potrebbe essere solo la prima conseguenza. Un'altra, forse molto più importante dato l'alto livello del nostro debito pubblico che, lo ricordiamo, è stimato al 132% del Pil, è che l'Italia non potrebbe più accedere liberamente al programma di acquisto di Titoli di Stato da parte della BCE.

Secondo il parere del Professor Carlo Altomonte, docente di Economia dell'Integrazione europea alla Bocconi di Milano, sentito da "Il Fatto Quotidiano.it", l'Italia in questo modo rischierebbe di perdere la rete di sicurezza che fino ad ora sta limitando le turbolenze dei mercati.

La prassi della procedura di infrazione

Se il governo italiano dovesse mantenere inalterati i saldi di bilancio dell'attuale manovra, si concretizzerebbe la grave e significativa deviazione indicata nella lettera della Commissione europea del 18 ottobre scorso. Di conseguenza, in base a quanto disposto dall'articolo 126 comma 3 del Trattato dell'Unione europea, la Commissione europea preparerà una dettagliata relazione che comunicherà allo Stato italiano.

Questo dovrebbe avvenire in tempo utile per la riunione dei Ministri delle Finanze della Ue e dell'Ecofin fissata per il prossimo 3 e 4 dicembre 2018. In quella sede i Ministri delle Finanze dovrebbero ratificare l'avvio della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Di fatto, entro massimo il mese di febbraio 2019, il Consiglio europeo dovrebbe dare il via libera alla procedura e dovrebbero cominciare ad arrivare al nostro governo tutta una serie di "raccomandazioni". Se anche a queste l'Italia dovesse fare orecchie da mercante, l'Unione europea potrebbe chiederle di versare una cifra pari allo 0,2% del Pil in un deposito infruttifero presso la Ue. In valori assoluti circa 3,6 miliardi di euro.

Ma può anche essere imposta una sanzione aggiuntiva variabile fino ad un massimo dello 0,5% del Pil: i famosi 9 miliardi di euro succitati.

Occorre anche ricordare che in caso di procedura di infrazione i rendimenti dei Titoli di Stato italiani comincerebbero a salire, dato che il Paese sarebbe giudicato come molto più rischioso, e l'Italia non potrebbe chiedere l'attivazione dei meccanismi di sostegno del Fondo Salva Stati, come spiega il professor Carlo Altomonte.