Si è aggravato nelle ultime ore l'equilibrio già fortemente precario tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea, a seguito della decisione del World Trade Organizatione (l'Organizzazione mondiale per il Commercio), la quale ha autorizzato l'America ad imporre dazi fino a 7,5 miliardi di dollari per compensare, in questo modo, gli aiuti illegali all'industria aeronautica Airbus.

La disputa Airbus-Boeing

Dura da ormai quindici anni la diatriba fra i due grandi costruttori di aeroplani al mondo, quello europeo marcato Airbus e quello americano firmato Boeing, ma la giornata odierna (il 2 ottobre 2019) potrebbe rappresentare una vera e propria svolta epocale.

Tutto comincia nel 2004, quando gli Stati Uniti notificano i sussidi che il consorzio Airbus ha ricevuto per il lancio di nuovi modelli. L'anno seguente è invece il turno delle contestazioni avanzate da parte delle autorità europee, secondo le quali Boeing avrebbe ricevuto nell'illegittimità più totale, dei sostanziosi aiuti finanziari attraverso agevolazioni fiscali e contratti di difesa.

Nonostante l'Italia non sia direttamente coinvolta in questa querelle più che decennale, sembra che possa trovarsi in una posizione tutt'altro che ottimale.

Per l'appunto, la forza motrice che ha indotto il segretario di stato americano Mike Pompeo a volare nel Belpaese è stata proprio quella dell'allarme dei dazi.

Dazi sui beni europei

Effettivamente, la decisione del World Trade Organization penalizza massimamente la penisola italiana. Gli Stati Uniti, tenendo conto del pronunciamento dell'organizzazione, potranno imporre dazi sui beni provenienti dal continente europeo per un totale di 7,5 miliardi di dollari, ovvero circa 6,8 miliardi di euro.

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Una cifra record che, tuttavia, non chiude il contenzioso. Il prossimo anno, l'organizzazione potrebbe pronunciarsi su quanti dazi l'Unione Europea potrà imporre all'America.

"Reagiremo di conseguenza"

Cecilia Malmstroem, la commissaria dell'Unione Europea al commercio replica la decisione asserendo che "Reagiremo di conseguenza". A suo giudizio, l'attuazione di queste misure sarebbe palesemente controproducente, sostenendo piuttosto la giustezza di lavorare sagacemente per poter trovare una soluzione più equa.

Ciononostante, resta valido lo schema azione-reazione, in quanto "Se gli Stati Uniti decidono di imporre le contromisure autorizzare dal World Trade Organization, l'Unione Europea farà la stessa cosa".

La dichiarazione decisiva dell'organizzazione, con l'aggiunta dell'ultimatum di Boris Johnson in merito alla Brexit entro il 31 ottobre pur senza accordo, è stata una doccia ghiacciata per i mercati finanziari europei che hanno chiuso in forte calo.

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