Va avanti da circa un mese lo sciopero dei lavoratori esterni di Telefónica, la più grande compagnia di telecomunicazioni spagnola e azionista di Telecom Italia, che sta causando notevoli disagi agli utenti.

Lo sciopero, proclamato a fine Marzo dal sindacato di settore Ast, è partito da Madrid per poi estendersi a macchia di leopardo nelle principali città, tra le quali: Barcellona, Siviglia, Bilbao e altre località minori di provincia; Le difficoltà principali riguardano l'impossibilità di fornire assistenza tecnica ai clienti, e abbonati che sono rimasti senza servizio in quanto, avendo disdetto il contratto con Telefònica non riescono a usufruire del servizio di portabilità per attivare il nuovo contratto con la compagnia scelta.

Secondo fonti ufficiali gli utenti coinvolti sarebbero circa 200mila e a oggi non s'intravedono soluzioni capaci di portare la situazione alla normalità, al contrario, nei prossimi giorni la protesta si potrebbe allargare coinvolgendo nuove utenze persino nelle pubbliche amministrazioni e nelle grandi imprese internazionali presenti nel paese.

I'obbiettivo della protesta portata avanti dall'associazione sindacale Ast, nella cui segreteria siede Teresa Rodríguez, è l'abolizione del "contratto di Bucle", accordo che Telefonica ha stipulato recentemente, per la durata di tre anni, con 10 imprese collaboratrici e che riduce sensibilmente il prezzo per i servizi d'installazione e mantenimento delle linee telefoniche.

Tutto questo porta i lavoratori di queste compagnie, spesso autonomi, a lavorare per compensi molto ridotti, dovendosi oltretutto accollare il costo degli attrezzi da lavoro, dei materiali e dei pasti, arrivando a percepire, quando va bene, la ridicola cifra di 800 euro mensile.

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"Non è lavoro, è schiavismo", dice la segretaria Teresa Rodríguez

Telefónica porta avanti questa politica di contenimento dei costi da diversi anni, nel disinteresse più totale per la situazione creatasi da parte del governo spagnolo e, aggiunge la Rodríguez, se il premier Mariano Rajoi e il ministro del Fomento Ana Pastor (dello sviluppo) continueranno a non ascoltare le proteste dei lavoratori porteremo le nostre istanze dinanzi al Parlamento Europeo.