Qui di seguito, potrete leggere il seguito dell'intervista ad Arianna Cipriani del Coordinamento Nazionale Tfa Ordinario, intervistata in esclusiva sul TFA, e di cui vi abbiamo anticipato la prima parte nello scorso articolo. 3. Se dovesse dare un voto al Miur per l'organizzazione e la gestione del TFA, quale sarebbe? Il percorso selettivo e formativo del Tfa nasce come erede delle defunte Ssis, ma con esse ne condivide solo gli oneri, non gli onori (in riferimento alla mancanza del doppio canale per il Tfa). I docenti universitari, i tutor, spesso professionisti estremamente preparati che provenivano dall'esperienza delle Ssis, hanno avuto difficoltà ad organizzare il TFA data la ristrettezza della tempistica con cui, dicevano, ricevevano indicazioni dal Miur. Inoltre ci furono problemi con gli esoneri dei tutor che svolgevano con noi corsisti la parte legata al tirocinio diretto ed indiretto. Molti tutor fecero lezione mossi "dal senso del dovere" (come i migliori insegnanti) ma senza avere gli esoneri che gli spettavano. Quindi, stando alla mia esperienza e a quella raccontata da numerosi miei colleghi, in linea di massima ai docenti e ai tutor va un voto positivo, mentre un voto meno positivo va al Miur che ha mostrato fragilità nell'impostazione generale dell'organizzazione.

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Secondo lei, questi percorsi hanno motivo di esistere o sono solo un modo per 'far fare soldi' agli Atenei, come qualcuno ha insinuato? Un percorso abilitante serio, professionalizzante e realmente formativo, è un investimento necessario (e dovuto) per migliorare le competenze late del docente e, di conseguenza, la qualità dell'istruzione del nostro paese. Se mancano le premesse iniziali del discorso (percorso serio, professionalizzante e realmente formativo) il percorso diventa inutile.

Intervista ad Arianna Cipriani
Intervista ad Arianna Cipriani

E' certo che il costo, 2500/3000 euro, appare spropositato e lascia sospettare la volontà di far finanziare le università ai docenti precari che hanno il diritto/dovere di formarsi.

5. Quale consiglio si sente di dare a chi sta per iniziare questo percorso? L'insegnamento è una passione, ma è anche soprattutto una professione delicatissima che necessita di precise competenze didattico/disciplinari, robuste conoscenze psico/pedagogiche, di attitudini caratteriali forgiate dalla conoscenza, dalla competenza e dall'esperienza.

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Ogni giovane deve seguire il proprio sogno con la consapevolezza dei sacrifici necessari per realizzarlo, edificando il proprio percorso "mattoncino su mattoncino". Dico ai giovani di non lasciarsi scoraggiare dai numeri che dipingono la precarietà degli insegnanti, di perseguire le aspettative che sentono proprie con la consapevolezza però che la strada è in salita. Dico loro che lo studio e il sacrificio metodico, necessari a scolpire la propria professionalità, possono non pagare subito ma costituiscono un habitus mentale che, prima o poi, emerge.

6. Se potesse tornare indietro, parteciperebbe di nuovo al TFA? Tornando indietro non solo parteciperei nuovamente al Tfa (un professionista non deve mai tirarsi indietro né rispetto ad una opportunità formativa né rispetto ad una sfida educativa) ma rifarei esattamente tutto quello che ho fatto al fine di contribuire, insieme a Edoardo Ricci e ai colleghi eccezionali del Coordinamento Nazionale Tfa Ordinario, al miglioramento della scuola e dell'istruzione italiana.

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Ricordiamoci tutti che nessun dirigente, o giurista, o politico conosce le dinamiche, le temperature, le criticità e le potenzialità del sistema Scuola come chi ci vive dentro: i docenti. Ringraziamo la professoressa per la disponibilità.

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