'La previdenza complementare si conferma un'esperienza positiva che rappresenta ormai, dal punto di vista delle risorse complessivamente gestite, oltre l'8% del Pil ma che non riesce ancora a raggiungere l`insieme del mondo del lavoro': così si è espresso il Segretario confederale della Cisl Maurizio Petriccioli a margine della presentazione dei dati relativi alla relazione annuale della Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).

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In un momento nel quale la riforma della pensione anticipata 2015 prosegue con molti dubbi e poche certezze l'idea di rilanciare la previdenza completare potrebbe rivelarsi vincente anche e soprattutto considerate le ipotesi di riassetto dell'istituto attualmente in fase di studio: da una parte la Quota 97 (uscita a 62 anni più 35 di contributi), dall'altra il programma dell'INPS di Boeri che vorrebbe un prepensionamento condito dall'adozione del sistema di calcolo contributivo per tutti.

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Una soluzione che non piace né ai lavoratori né alle parti sociali (e nemmeno al sottoscritto) che però potrebbe assumere contorni differenti se affiancata ad una valorizzazione della previdenza integrativa.

Riforma pensione anticipata 2015, Quota 97 o contributivo? Boeri traccia la via, previdenza integrativa la chiave

'Il Ministro Poletti ha ribadito il contributo che i fondi pensione possono offrire, sia in termini di maggiore investimento nell'economia reale nazionale, sia di integrazione delle prestazioni pensionistiche pubbliche, anche in situazione di forzata uscita dal lavoro, nell'ultima fase della vita attiva […] Tuttavia, le scelte finora operate dal Governo non sembrano sempre coerenti con le finalità dichiarate' ha proseguito Petriccioli, certo di come la soluzione della previdenza integrativa possa rivelarsi vincente. La pensione anticipata 2015 verrà di certo modificata dal governo Renzi ma non è ancora chiaro in che modo agirà l'esecutivo: da una parte quella di Quota 97 pare ancora essere una candidatura forte, dall'altra Boeri continua ad insistere su un prepensionamento con calcolo contributivo ed è su questo punto che vorremmo soffermarci. Come noto, il contributivo porterebbe ad assegni più bassi del 25-30%, un salasso enorme che il ricorso alla previdenza integrativa potrebbe in parte alleggerire. Il punto è che se da una parte il governo esorta i cittadini a guardare a questo mezzo dall'altro continua a considerarlo alla stregua degli altri strumenti sul risparmio gestito: a riprova di ciò basta tornare con la mente all'ultima Legge di Stabilità che ha alzato l'imposta sostitutiva sui rendimenti dei fondi pensione.



Se rispetto alla cultura di altri paesi qui in Italia i fondi pensione si trovano all'anno zero a livello di utilizzo, sfruttamento e razionalizzazione delle risorse un motivo ci sarà. Di certo l'incremento della tassazione non ha agevolato un cambiamento di mentalità che pure il governo Renzi continua a predicare, sarebbe dunque meglio procedere nella via opposta (quella della detassazione). Tornando al sistema contributivo è certamente vero che Boeri continua a sostenere questa ipotesi, appare però altrettanto innegabile come sia l'unico a farlo: 'Con la prossima legge di stabilità, il governo e le parti sociali devono indicare soluzioni adeguate attivando con una nuova normativa strumenti combinati alla flessibilità in uscita - ha concluso Petriccioli - […] La Cisl ritiene però che non ci si possa fermare di fronte alla necessità di trovare le necessarie coperture economiche e che la proposta di accesso al pensionamento anticipato non possa riguardare solo chi accetta il ricalcolo del proprio trattamento col metodo contributivo'. Anche numerosi esponenti del governo continuano a vedere con diffidenza la cosa, l'auspicio è che presto uno dei numerosi ddl sul pensionamento anticipato presenti in Commissione Lavoro possa finalmente trovare d'accordo tutti.
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