Il punto riguardante le nuove 'responsabilità' dei dirigenti scolastici è uno dei punti chiave della riforma sulla Scuola del governo Renzi: non per nulla abbiamo messo tra virgolette la parola responsabilità per indicare il termine che viene usato dal Presidente del Consiglio e dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini; ben diverso dal termine 'super poteri' che, al contrario, è in voga tra i docenti, nient'affatto soddisfatti di quanto concesso dal governo ai diretti 'superiori'.

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In effetti una delle lacune di questa riforma Buona Scuola è rappresentata dal fatto che molto si sa in merito alla valutazione dei docenti da parte dei rispettivi presidi (per esempio, la famosa 'chiamata diretta' e i premi per i docenti 'meritevoli) mentre poco o nulla si sa su coloro che saranno chiamati a giudicare i dirigenti scolastici.

Valutazione presidi secondo il DDL Renzi: ispettori controlleranno il loro 'operato'

Il governo continua a buttare acqua sul fuoco dicendo che i presidi non saranno liberi di fare il 'bello e cattivo tempo' ma i dubbi in merito alla loro presunta valutazione rimangono. Il disegno di legge parla di ispettori chiamati a valutare i presidi, il cui incarico, ricordiamolo, avrà durata triennale. Ci si chiede, innanzitutto, quale potrà essere il metro di giudizio espresso da questi ispettori considerando che si tratta di personale 'esterno' a quelle che sono le realtà del mondo scolastico.

Riforma scuola Renzi, valutazione presidi: forti dubbi sui controlli

Punto secondo. Attualmente in Italia ci sono una settantina di ispettori: anche se il Miur ha parlato di assunzione di un altro centinaio di questi ispettori, restano forti dubbi sul fatto che un numero così esiguo riesca a controllare direttamente gli oltre ottomila presidi di tutta Italia, Ciò vorrebbe dire che ciascun ispettore, in media, dovrebbe tenere sotto controllo una cinquantina circa di dirigenti scolastici: non si tratterebbe di un compito da ritenersi semplice. 

Evidentemente qualcosa non va e chi vive e lavora all'interno della scuola si è reso subito conto che l'applicazione del famoso proverbio 'tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare' si può tranquillamente ricondurre a tale situazione. Aspettiamo l'evolversi della discussione parlamentare della Buona Scuola e vedremo se tale aspetto (lacunoso) della riforma scolastica verrà preso maggiormente in considerazione. 

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