Le dichiarazioni del ministro Giuliano Poletti rilasciate qualche mese addietro, inerenti l'estrema lunghezza delle vacanze per gli studenti italiani, avevano suscitato un vespaio di polemiche anche tra le famiglie. L'idea di farli lavorare d'estate impegnandoli in uno stage gratuito non era piaciuta a nessuno. Secondo i critici, un progetto scuola lavoro che non preveda una minima retribuzione in favore degli studenti favorisce solamente le imprese e non giova certamente ai bilanci delle famiglie sulle quali si sposta il debito pubblico. Una retribuzione sia pure minima deve essere prevista, comportandosi cioè come i partners europei, ad esempio come la Germania.
Da un articolo tratto da DeutscheHandwerksZeitung.de si può evincere la differenza col modello tedesco.
Il modello duale tedesco
In Germania il sistema dell'alternanza Scuola Lavoro, che esiste da decenni e dà una preparazione molto seria durante i 3 o 4 anni di apprendistato, consiste nel far lavorare i ragazzi a tempo pieno per alcuni giorni alla settimana in una ditta, che sia una banca piuttosto che una officina, una fabbrica oppure un negozio, mantenendo la frequenza scolastica per due giorni alla settimana. Alla fine dell'apprendistato i ragazzi affrontano un esame teorico e pratico serio, controllato dalla Camera di commercio e dell'industria tedesca. In questo modo, trovare un lavoro con un diploma in tasca non sarà difficile.
Tutto il lavoro svolto in questi luoghi viene adeguatamente pagato ai ragazzi.
Numeri a confronto
I ragazzi tedeschi hanno uno stipendio che, in base al settore e alla regione, mediamente si attesta da i 600-700 euro fino a 800-1000 euro circa al mese. Questi dati emergono da una tabella pubblicata in calce all'articolo, evidenziando anche il particolare per il quale gli emolumenti vengono aumentati progressivamente durante il biennio della formazione. Ciò è reso possibile anche dagli investimenti del governo tedesco che per i progetti scuola lavoro ha stanziato ben 2 miliardi di euro. Il governo Renzi attualmente riserva solo 100 milioni che, seppure con un grande aumento dagli iniziali 11 milioni, rappresenta un gap notevole con i cugini tedeschi.
Non adeguare gli investimenti in questi progetti dà fiato a chi sostiene che sulla riforma della scuola ci sia la longa manu della Treelle per il fatto di aver trovato manodopera gratuita.
I limiti del modello italiano
I critici di questo modello italiano di alternanza scuola lavoro sostengono che grazie alle 200 o 400 ore pianificate a scuola ci si possa garantire per anni un fiume di apprendisti a costo zero che svolgeranno il lavoro che altrimenti dovrebbe essere pagato a qualcuno. Si potrebbe configurare uno sfruttamento del lavoro minorile sotto mentite spoglie, con conseguente sottrazione di posti lavoro per gli adulti. In conclusione essi esprimono l'auspicio che, numeri alla mano, venga fatta una campagna informativa verso i genitori e il mondo del lavoro, perché sembra che molti non abbiano ancora capito che cosa stia avvenendo.