Le notizie sulle pensioni di oggi 8 luglio non sono buone: si parla di sistema contributivo, o meglio di svalutazione dei contributi per "colpa" dell'aumento dell'aspettativa di durata della vita, ed emerge la fregatura proprio mentre si è in attesa che Tito Boeri, presidente INPS, presenti ufficialmente alla Camera la sua proposta per la pensione anticipata con ricalcolo con il contributivo (in pratica una penalità del 30%-50% per chi non vuole restare al lavoro fino a quasi 70 anni), dopo averla anticipata settimana scorsa al governo Renzi alle prese con la riforma pensioni 2015.

In sostanza l'applicazione del contributivo porta ad una sistematica riduzione della pensione in quanto il moltiplicatore del montante contributivo si riduce progressivamente nel tempo perchè, per fortuna, la vita media si allunga sempre di più. Ma non basta! Sempre per il progressivo aumentare della durata della vita si sposta in avanti l'età minima per accedere alla pensione di vecchiaia: il risultato è che si deve lavorare di più per avere una pensione più bassa! Spieghiamo bene il perchè visto che il 6 luglio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la norma che prevede per il 2016 la riduzione del moltiplicatore del montante contributivo e quindi la riduzione della pensione per chi ci andrà dal prossimo anno.

Per il calcolo della pensione col sistema contributivo si deve moltiplicare il montante, ovvero il totale dei contributi, per un coefficiente che varia in base all'età anagrafica del momento in cui si smette di lavorare: prima si va in pensione e più è basso questo coefficiente moltiplicatore, più si ritarda il ritiro e più è alto. Dunque andando in pensione più tardi si prende un assegno più alto perchè, oltre a maturare più contributi, si applica un moltiplicatore più alto.

Questo moltiplicatore viene ridotto periodicamente dall'INPS perchè la vita media si allunga sempre più (per fortuna diremmo noi). La logica è che vivendo più a lungo si prende per più anni la pensione, ma siccome i contributi messi da parte durante la carriera lavorativa restano quelli che sono, ecco che allora "è logico" (per i politici e gli economisti che elaborano le riforme delle pensioni) che l'importo della pensione si deve abbassare più passa il tempo.

Ma non solo! Come ben saprete, sempre "per colpa" del fatto che viviamo più a lungo, si deve lavorare sempre di più prima di andare in pensione e la Legge Fornero, come altre riforme in precedenza, ha stabilito un progressivo aumento dell'età per la pensione di vecchiaia che per il 2019 verrà portata a 67 anni per donne e uomini di ogni settore lavorativo.

Bisogna dare un'ulteriore precisazione sul sistema contributivo: ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi la quota contributiva si applica a partire dal 1 gennaio 2012, a quelli con meno anni di contribuzione o che hanno iniziato a lavorare dopo il 1 gennaio 1996 si applica da subito.

Quindi è chiaro che i lavoratori più giovani e comunque quelli con una maggiore quota di contributivo (o con solo quella) sono i più penalizzati, andando avanti con gli anni e più la situazione peggiorerà visto che la vita continua ad allungarsi e l'età per la pensione di vecchiaia ad allontanarsi.

In tutto questo, il governo Renzi starebbe pensando proprio di applicare il ricalcolo col contributivo per la pensione anticipata, ovvero usare questo sistema per determinare interamente l'assegno di chi volesse ritirarsi dal lavoro prima dell'età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Bella riforma! Più che altro una riforma solo a parole, perchè a quanto pare il termine "pensione anticipata con penalità" è brutto da usare e fa capire subito le intenzioni, meglio "flessibilità in uscita e ricalcolo col contributivo"...