Vi abbiamo parlato alcuni giorni fa delle dichiarazioni del ministro Giannini in merito alla grande 'rivoluzione culturale' in atto nella Scuola italiana con l'introduzione dell'autonomia scolastica. 'Bisogna uscire dalla griglia della didattica contabile' ha dichiarato il numero uno del Miur: a che cosa si riferiva la firmataria della riforma Buona Scuola?

E' interessante a questo proposito confrontare ciò che viene detto nel comma 79 della nuova legge: in quel passo, viene data la possibilità al preside di impiegare i docenti in c.d.c. diverse dalle classi per le quali hanno ottenuto l'abilitazione purchè vengano rispettate due condizioni:
1) è necessario che tali insegnanti possiedano titoli di studio validi per la didattica della disciplina;
2) non siano disponibili docenti che possiedano abilitazione in quelle classi di concorso, in quel determinato ambito territoriale.

Marcello Pacifico, Anief: 'Chiuse le porte ai giovani laureati'

Le conseguenze a cui andrà incontro la scuola pubblica italiana sono facilmente immaginabili. Come viene ribadito da Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, il quale sottolinea come di troveremo di fronte a diversi casi in cui i docenti saranno costretti ad insegnare materie che non sono propriamente il 'loro forte', a tutto danno degli studenti. 
Un altro spiacevole effetto che produrrà la riforma sarà quello del mancato (ma auspicato) ricambio generazionale e qui siamo veramente di fronte a un paradosso che ha dell'incredibile.
Il segretario confederale Cisal sottolinea anche questo punto, ricordando che ai giovani laureati verrà chiusa l'unica porta che avrebbero potuto sfruttare per sperare in un'assunzione, ovvero quella del concorsone da 60.000 posti che verrà bandito dal Ministero dell'Istruzione entro il prossimo 1° dicembre. 
Questo perchè, come rimarcato da Marcello Pacifico, la riforma della Buona Scuola ha pensato bene di far 'invecchiare' un po' questi insegnanti, lasciandoli in naftalina fino ai 30-40 anni, prima di potersi candidare per insegnare nella scuola pubblica. 

Riforma scuola e valutazione docenti: 'Nessuno mi può giudicare...'

Non parliamo poi del sistema di valutazione in cui si parla nel comma 129 della legge 107/2015: in quel comitato che si occuperà di valutare i docenti, oltre al preside ci saranno tre 'colleghi' interni, oltre ad un componente esterno; nel collegio figureranno anche 1 o 2 genitori e, nelle scuole medie superiori, persino gli studenti, magari 14enni...
Un comitato di valutazione, preside compreso, che dovrà 'giudicare' l'attività professionale dell'insegnante conoscendo poco o nulla della materia insegnata.
Cos'altro ci rimane da dire? Se avete altro da aggiungere, accomodatevi pure: tutto questo può già bastare.
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