Il presidente dell'Istituto nazionale per la previdenza sociale ha ribadito oggi (26 ottobre) la necessità di intervenire per la riforma pensioni. "E' davvero molto - ha detto Titto Boeri in controtendenza rispetto alla decisione del governo sul rinvio - importante farla". Occorre rendere il sistema previdenziale più equo, solidale e nello stesso tempo introdurre nove forme di flessibilità sostenibile per l'uscita anticipata dal lavoro verso i prepensionamenti.

Manovra 2016, Boeri: sulle pensioni ci aspettavamo di più

"Sono riforme - ha sottolineato - che vanno fatte.

Speravamo fosse il 2015 - ha aggiunto il presidente dell'Inps - l'anno della riforma delle pensioni". Il professore della "Bocconi" di Milano chiamato dal consiglio dei ministri a presiedere l'Istituto nazionale per la previdenza sociale spiega ancora oggi che è necessario intervenire sul sistema pensionistico, modificando alcun elementi della legge Monti-Fornero, sia per consentire un accesso più semplice alla pensione anticipata seppur in cambio di assegni previdenziali più bassi ma anche per il turnover nelle imprese e il "ricambio generazionale all'interno della Pa". L'operazione flessibilità, "possibile" e "sostenibile" per Boeri, "avrebbe potuto conciliare - ha spiegato il presidente dell'Inps - spinta all'economia con responsabilità fiscale".

Furlan: mancano risorse contratto Pa e riforma pensioni

Nuovi posti di lavoro per i giovani, dunque, potrebbero essere creati con una riforma delle pensioni che consenta ai sessantenni di concludere l'attività lavorativa in anticipo. E sempre oggi, dopo il presidente dell'Inps, a sollecitare misure per la flessibilità previdenziale è il leader della Cisl Annamaria Furlan. "Ci sono delle cose che mancano - ha sottolineato intervenendo oggi all'Expo 2015 - nella legge di stabilità. Mancano le risorse - ha proseguito - per il contratto pubblico. E manca purtroppo - ha sottolineato la Furlan all'assemblea di Assolombarda - una modifica della peggiore legge previdenziale d'Europa, cioè la legge Fornero".

Consulenti lavoro, da rendimenti Casse misure di welfare

Intanto, sul fronte dei fondi pensione e delle casse previdenziali "hanno subito una tassazione dei rendimenti abbastanza sostenuta (dal 20% al 26%, ndr) che potrebbe essere abbattuta - ha detto il rappresentante del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro oggi in audizione a Montecitorio - attraverso degli altri investimenti nella cosiddetta economia reale del Paese. Ma che di fatto non tengono conto - ha aggiunto . della natura di quei rendimenti, che non è di estrazione prettamente - ha sottolineato - finanziaria, bensì previdenziale".