A suo modo, Matteo Renzi fa gli auguri a tutti a tutti quei docenti che con la Fase C della Buona Scuolahanno avuto il ruolo, scrivendo una lettera in cui esprime a nome di tutto il governo il ringraziamento per aver accettato la proposta del ministero, dando così il benvenuto tra i lavoratori a tempo indeterminato. E lo fa con lo stesso tono con il quale tempo addietro spiegò in un video la contestatissima riforma della Scuola, foriera di moltissime critiche delle quali, sempre a suo dire, hanno saputo fare tesoro.

Lo scrive Repubblica in un articolo, ma la lettera di Matteo Renzi ai docenti viene ripresa anche dagli altri organi di stampa quali il Corriere della Sera e Rainews: finito l'odioso precariato. Ma le cose stanno davvero così?

Tutti allegramente precari

I numeri dicono ben altro circa la presunta stabilizzazione pubblicizzata dal premier che ne fa un vanto personale, un primato di un Pd sempre più inviso ai docenti per aver scaraventato tutti indistintamente nel limbo della precarietà eterna. Delle circa 8 mila assunzioni previste dal piano, 50 mila sono quelle di nuovo conio, frutto della selezione delle Gm del 2012 e del contingente delle Gae che ha prodotto la domanda.

Fuori sono rimasti ancora tantissimi altri che hanno rifiutato la lotteria nazionale andata in scena con la fase B del piano, preferendo attendere una chiamata per scorrimento dalle stesse Gae. Per non parlare degli oltre 150.000 docenti precari delle Graduatorie di Istituto della II fascia cui la riforma riserva un concorso “punitivo. Quelli della III attendono ancora di sapere con quale criterio potranno essere reclutati.

Più che un augurio quasi uno scherzo

” Nessuna stabilizzazione c'è stata perché i contratti hanno valore triennale e non è detto che al termine vengano rinnovati, come la stessa legge 107 dispone in merito agli ambiti territoriali, limbo e incubo al tempo stesso che agita le notti insonni delle centinaia di migliaia di docenti di ruolo a rischio sovrannumero. A tutti loro sinceramente questa lettera ha dato il senso della beffa, un benservito quasi, un modo per mettere a tacere le legittime aspirazioni di un universo che non ha smesso di lottare.

E nei commenti sui social traspare un ammonimento all'esecutivo. Non si illudano di aver vinto la guerra perché il tempo rimetterà tutto in discussione. Questa legge 107 sarà cancellata e novembre sarà un mese caldo per gli scioperi a partire da quello del 13 novembre.

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