L'anno scolastico 2016/2017 verrà ricordato, purtroppo, come uno degli anni più neri della storia della scuola pubblica italiana ed, in parte, la colpa è da attribuire ai risultati catastrofici del concorso docenti e non solamente per l'alto numero di bocciature.
Il bando uscì in ritardo di tre mesi e il Miur aveva addirittura imposto la pubblicazione di tutte le graduatorie di merito entro il 31 agosto scorso. Naturalmente, il termine non è stato rispettato, com'era nelle previsioni, visto che le ultime procedure verranno completate solamente nella prossima primavera 2017.
Ultime news concorso docenti, mercoledì 7 dicembre 2016: infanzia e primaria, orali nella prossima primavera
Il sito specializzato Tuttoscuola ha fatto il punto della situazione del concorso docenti, parlando di bilancio assolutamente sconfortante. Addirittura per i candidati di infanzia e primaria non si sono ancora completate le correzioni delle prove scritte: ciò significa che gli orali si effettueranno ad oltre un anno di distanza dalla pubblicazione del bando.
Quasi un terzo delle procedure concorsuali non è arrivato a conclusione, ad oggi, 7 dicembre, mancano ancora 436 graduatorie di merito all'appello, su poco meno di 1500.
Concorso docenti, a settembre 2017 i vincitori riusciranno ad avere finalmente la loro 'meritata cattedra'?
Ciò che più preoccupa è che nel prossimo mese di settembre 2017 potrebbe ripetersi la stessa situazione verificatasi tre mesi fa con i vincitori di concorso 'beffati' dai posti che non c'erano più e dal conseguente rinvio della loro immissione in ruolo. Mancata nomina e, per giunta, nemmeno decorrenza giuridica così che si dovrà aspettare un altro anno, nonostante il superamento del concorso.
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— Tuttoscuola (@Tuttoscuola) 6 dicembre 2016
Il problema dei posti, tra l'altro, potrebbe ripresentarsi anche il prossimo anno: il Ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini (dobbiamo chiamarlo ormai ex?) aveva promesso che, nel triennio, tutti avrebbero avuto la loro cattedra ma considerando le diverse promesse non mantenute dal governo Renzi, c'è poco da stare allegri.