Si moltiplicano gli aggiornamenti in arrivo sull'APE sociale e sulle altre forme di flessibilità in uscita dal lavoro previste con la Manovra varata a fine 2016. Mentre prosegue il confronto tra Governo e sindacati, di cui vi abbiamo dato riscontro in un nostro precedente articolo, procedono anche i rilievi tecnici riguardo i nuovi meccanismi di uscita dal lavoro. La situazione resta comunque incerta, fermo restando che un chiarimento definitivo sia da parte del Governo che dall'Inps potrà arrivare solo una volta che saranno pubblicati i decreti attuativi, attesi per i prossimi giorni.

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Nel frattempo restano i dubbi in merito al perimetro operativo delle nuove misure, con l'Istituto pubblico di previdenza che ha recentemente pubblicato delle nuove schede proprio riguardo l'anticipo pensionistico. All'interno di queste, si legge che uno dei parametri più incerti resta quello legato agli anni di distanza dalla maturazione della pensione di vecchiaia: vediamo insieme in che modo questo elemento potrebbe limitare l'accesso all'APE agevolata e perché nel nostro nuovo approfondimento.

Pensioni anticipate e APE sociale: a rischio i nati a partire dal 1954?

Stante la situazione appena descritta, ha suscito particolare attenzione negli ultimi giorni il vincolo ripreso dall'Inps e corrispondente a tre anni e sette mesi di distanza massima dalla pensione di vecchiaia per poter accedere al nuovo anticipo pensionistico agevolato. Nella pratica, fino ad oggi la clausola di esclusione era stata indicata dai legislatori solo in relazione all'APE volontaria, mentre una sua estensione anche alla misura agevolata rischia di tagliare fuori i lavoratori che maturano i 63 anni di età se nati a cavallo tra il 1954 ed il 1955.

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È chiaro che per capire come la regola troverà effettivamente attuazione bisognerà attendere il contenuto delle istruzioni operative inserite all'interno dei decreti di prossima pubblicazione, ma un'eventuale conferma della sua estensione significherà il rischio di esclusione per chi è nato nel '54 e compie i 63 anni a più di 3 anni e 7 mesi di distanza dalla quiescenza. Per comprendere come andrà a finire la vicenda bisognerà quindi necessariamente attendere l'arrivo dei DPCM, anche se resta chiaro che i lavoratori potenzialmente coinvolti hanno già espresso le proprie preoccupazioni sui social network, chiedendo di fare chiarezza e avere giustizia in merito al potenziale rischio di esclusione.

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