Attesa per la giornata di oggi, è puntualmente arrivata la decisione dei giudici della Corte Costituzionale, chiamati ad esprimersi sul ricorso presentato da diversi pensionati sulla mini-rivalutazione del governo Renzi nel 2015 a fronte dell'incostituzionalità del blocco della perequazione nel biennio 2012-2013 stabilito dalla riforma Fornero. La Corte ha stabilito che il cosiddetto bonus Poletti sia giusto, rigettando così le richieste pervenute in questi ultimi due anni. Tira un sospiro di sollievo l'esecutivo Gentiloni ed il Ministero dell'Economia, poiché un'eventuale accettazione dei ricorsi sarebbe costata carissimo alle casse dello Stato.
Giusta la mini rivalutazione del bonus Poletti
Si dissolvono le nubi che gravavano nelle ultime ore sul governo, dopo il semaforo verde decretato dalla Corte Costituzionale per la restituzione solo parziale della valutazione decisa attraverso un decreto dall'allora (e attuale) ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Come funzionava il bonus sopra citato? Rivalutazione al 100 per cento per le pensioni fino a 3 volte il trattamento minimo Inps; il 40 per cento per gli importi fra 3 e volte superiori al minimo; il 20 per cento per gli assegni fra 4 e 5 volte superiori; 10 per cento per le pensioni con importo di valore compreso fra 5-6 volte il minimo; niente per i titolari di una pensione 6 volte superiore al trattamento minimo.
Nonostante dunque la stessa Corte avesse dichiarato incostituzionale il blocco delle perequazioni nel biennio 2012-2013 ed il bonus Poletti abbia restituito soltanto in parte quanto non ricevuto dai pensionati nei due anni finiti sotto la lente d'ingrandimento dei giudici, oggi è arrivata "l'assoluzione". In ballo, ricordiamo, c'erano non milioni ma miliardi di euro. Se il governo sorride, non altrettanto possono dire i pensionati che avevano presentato ricorso e tutti coloro che speravano in una sentenza in favore degli ex lavoratori andati in quiescenza.
Erano stati in totale quattordici i tribunali italiani a portare il decreto Poletti davanti ai giudici della Corte Costituzionale. In giudizio erano convenuti la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps).
Intanto, sempre nella giornata odierna, sono arrivate le dichiarazioni di Maurizio Martina (Pd) sull'aspettativa di vita. Il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ha affermato che si debba rinviare l'entrata in vigore del meccanismo, sottolineando come non tutti i lavori siano uguali e non tutti abbiano la stessa aspettativa di vita.