Prende forma su più versanti la riforma delle Pensioni del M5S di Di Maio e della Lega di Matteo Salvini, con meccanismi di uscita a quota 100 e a quota 41. Se per la quota 100, infatti, sembrerebbero delineati i vincoli generali necessari per l'uscita, per l'altra misura di pensione con 41 anni di contributi si prospetterebbe un allargamento della platea ai contribuenti interessati alla pensione anticipata della riforma Fornero, con abbassamento degli anni di versamenti necessari.

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Tuttavia, un meccanismo di questo tipo porrebbe dei nodi sulle categorie di contribuenti, ovvero sui lavoratori che, negli ultimi anni, avevano beneficiato di vantaggi contributivi, uscendo da lavoro anticipatamente a 63 anni con l'Ape social. Tra le categorie, possono menzionarsi i lavoratori precoci che abbiano maturato la quota 41 e i contribuenti di attività gravose, chi assista un disabile o sia a sua volta disabile e i disoccupati.

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Pensione anticipata a quota 100: i requisiti e l'alternativa della quota 41 o 42

Dunque, l'alternativa di uscita alla quota 100 potrebbe essere, dal prossimo 1° gennaio 2019, la pensione anticipata a quota 41, per tutti e non soltanto per i lavoratori precoci. Il meccanismo, nelle intenzioni dei due partiti di maggioranza, il M5S e la Lega, rappresenterebbe la sintesi tra la quota 41 dei precoci e la pensione anticipata della Fornero.

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Pensioni Matteo Salvini

Ad oggi, secondo quanto riportano Il Sole 24 Ore ed il Corriere della Sera, l'ipotesi più probabile è quella di fissare la pensione anticipata a 41,5 o a 42 anni di contributi, indipendentemente dall'età maturata. Probabilmente più della quota 100, l'uscita a quota 41 o a quota 42 rappresenterebbe, nel breve e medio periodo, la vera alternativa alla riforma delle pensioni di Elsa Fornero, in quanto andrebbe ad intaccare direttamente la crescita avutasi negli ultimi anni dei requisiti di uscita in relazione alla speranza di vita.

Intanto, lasciando inalterati i requisiti della Fornero, dal prossimo anno le pensioni anticipate sono previste in aumento con 43 anni e 3 mesi per i lavoratori e a 42,3 per le donne: il nuovo meccanismo permetterebbe l'uscita anticipata in un range che va da pochi mesi ad un anno e mezzo. Rimarrebbe in vigore l'aumento della riforma Fornero per le sole pensioni di vecchiaia, in salita a 67 anni dal prossimo 1° gennaio.

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Quote di uscita anticipata nel 2019: i nodi disoccupati, gravosi e precoci

Fin qui il quadro delle ipotesi di uscita con le nuove pensioni anticipate ipotizzate a quota 100 e all'adeguata quota 41. Rimarrebbe il nodo dei lavoratori che beneficiavano delle misure agevolate dell'Ape social, per i quali erano necessari 30 o 36 anni di contributi e l'età minima di 63 anni. Entrambi i requisiti (sebbene fossero difficili da raggiungere tanto è vero che la pensione anticipata con Ape social e per i precoci ha riguardato, negli ultimi due anni, solo alcune decine di migliaia di lavoratori), garantivano un alleggerimento dei contributi necessari, con ulteriori sconti dei versamenti per le donne con figli o per i disoccupati.

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Se non dovesse essere confermata l'Ape social per il 2019 e in assenza di ulteriori misure di agevolazione per determinate categorie, i disoccupati, ad esempio, vedrebbero allontanarsi la possibilità di andare in pensione, anche in considerazione del fatto che gli anni di contributi richiesti sarebbero almeno 38 (o forse 37 o 36) per la quota 100, in ogni modo di gran lunga superiori rispetto ai 30 necessari per l'Ape social. In tal caso, potrebbe essere di sostentamento il reddito di cittadinanza, cavallo di battagli del M5S, ma arrivare alla pensione alla prima tappa utile potrebbe richiedere anni di "rimettersi in discussione" sul mondo del lavoro.

Quesito maestre scuola e lavori gravosi: nodi e benefici delle pensioni a quota 41 e a quota 100

Ad oggi, pensione anticipata a quota 100 e uscita per tutti con la quota 41 non menzionano, tuttavia, anche i contribuenti addetti ai quindici lavori gravosi e i lavoratori con almeno il 74 per cento di invalidità. E le situazioni personali pongono dubbi relativamente alla possibile uscita anticipata. A tal proposito, la Pagina Facebook Scuola, pensioni, concorsi, offerte di lavoro ha raccolto il quesito di una maestra di scuola dell'Infanzia, una delle professioni appartenenti alle categorie di lavori gravosi, lavoratrice precoce e con beneficio della legge 104, avendo una persona convivente della quale si occupa. In attesa delle misure che saranno inserite nella legge di Bilancio 2019, allo stato attuale della normativa le maestre, insieme agli altri 14 lavori gravosi, non subiranno l'aumento di 5 mesi per la pensione di vecchiaia a partire dal 2019. E nemmeno dei contributi necessari per la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi (41,10 per le donne). Tuttavia, andrà verificata l'ipotesi di quota 41 che, in virtù proprio dell'aspettativa di vita, potrebbe salire a 41,5 o a quota 42 come misura di sintesi e senza ulteriori vincoli tra la nuova riforma delle pensioni e la legge Fornero. Pertanto, rientrando per la maggior parte nei medesimi requisiti, i precoci con quota 41 degli ultimi due anni e i contribuenti che miravano all'Ape social, si troveranno, nel 2019, a dover verificare che nello stesso anno maturino i requisiti richiesti. Nello specifico dei lavoratori della scuola, tale verifica dovrà essere fatta già a partire da gennaio 2019 (per il 2018 la domanda scadeva il 20 dicembre 2017) quando, presumibilmente, dovranno presentare istanza di cessazione dal servizio e, successivamente, presentare la domanda di pensione vera e propria, per l'uscita da lavoro a fine 2019.

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