Il cantiere della riforma previdenziale è sempre più in fermento. E questo deriva sicuramente dalla determinazione dei principali esponenti della maggioranza giallo - verde a voler perseguire e raggiungere gli obiettivi messi nero su bianco nel del Governo del Cambiamento. Il Vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio vuole portare a casa il pacchetto completo. Infatti, dopo aver incassato la probabile partenza di Quota 100 ora sta puntando a bloccare definitivamente l'adeguamento all'aspettativa di vita.

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Infatti parlando con i rappresentanti di "Quota 41" ha fatto chiaramente capire che il Governo M5S - Lega starebbe lavorando per trovare una formula che consenta di sterilizzare completamente quest'obbligo, un po' come avviene ogni anno per le clausole di salvaguardia contro l'aumento dell'Iva. E la quadra dovrebbe essere trovata anche in fretta perché si punta ad inserire questa modifica nella Legge di Bilancio che ha iniziato il suo iter parlamentare lo scorso 20 ottobre.

I costi della sterilizzazione

Si tratta, in effetti, di un lavoro non facile.

Tanto più che, come mette in evidenza il quotidiano romano "Il Messaggero" si tratta di un'ipotesi molto costosa. E i calcoli non sono stati fatti dal quotidiano di Roma, ma dal Presidente dell'Inps Tito Boeri parlando davanti alla Commissione Lavoro della Camera solo la scorsa settimana. In pratica, l'introduzione di uno stop all'adeguamento delle Pensioni all'aspettativa di vita implicherebbe una spesa previdenziale a carico dello Stato di 7 miliardi in più solo per il prossimo anno. Spesa che si andrebbe a sommare a quella attuale.

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Allargando l'orizzonte temporale ai prossimi 10 anni, poi, Boeri ha evidenziato come la spesa complessiva a carico delle finanze pubbliche si attesterebbe sui 140 miliardi di euro complessivamente in 10 anni. E tale spesa continuerebbe a salire fino a oltrepassare la famosa "gobba" citata da Boeri solo nel 2046. A quella data, grazie alle numerose uscite anticipate, si comincerebbero a pagare assegni previdenziali più bassi rispetto a quelli che si pagherebbero con le regole oggi in vigore.

Le dichiarazioni di Salvini

Anche l'altro Vicepremier e Ministro dell'Interno Matteo Salvini è intervenuto sulla riforma previdenziale facendo capire, come riporta la rivista online "Quotidiano.net" che la riforma della Legge Fornero non entrerà in vigore subito dal 1 gennaio 2019 ma, molto probabilmente, slitterà al 1 febbraio 2019.

Matteo Salvini ha giustificato tale slittamento con la necessità di rispettare dei "tempi tecnici" difficilmente comprimibili ulteriormente. Comunque, queste sue dichiarazioni rappresentano la conferma di alcune indiscrezioni che erano trapelate nei giorni scorsi in sede di presentazione della manovra economica all'opinione pubblica e agli investitori internazionali. Occorre ribadire che nei calcoli effettuati dalla maggioranza non si tiene conto dei risparmi che potrebbero derivare dal famoso taglio delle pensioni d'oro.

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