Gli effetti dell’epidemia di Coronavirus si ripercuotono sui dati sull’occupazione in Italia nel secondo trimestre del 2020, come appare chiaro dagli ultimi numeri diffusi dall’Istat nell’indagine relativa al mercato del lavoro in Italia.

Infatti nei mesi di aprile, maggio e giugno, a causa del lockdown e delle altre misure adottate per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19, il numero di persone con un impiego è diminuito di 470mila unità rispetto al trimestre precedente (-2%). I dati sono ancora più drammatici rispetto allo stesso trimestre del 2019: a distanza di un anno i posti di lavoro persi sono infatti 841mila (-3,6%).

Inoltre le conseguenze della pandemia non si limitano al crollo degli occupati: nello stesso periodo si è registrato anche un aumento degli scoraggiati e degli inattivi.

I dati sull’occupazione in Italia nel dettaglio

La consistente riduzione dei posti di lavoro nel secondo trimestre dell’anno si spiega, secondo l’istituto di statistica, con il netto calo dei lavoratori a termine e degli indipendenti. In particolare, rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso, i dati sull’occupazione hanno fatto registrare 677mila dipendenti a termine in meno (-21,6%). Notevole anche la flessione degli indipendenti: 219mila unità (-4,1%). In controtendenza i dati sui dipendenti stabili, aumentati di 55mila unità, anche se va ricordato che nel periodo considerato dall’Istat era in vigore il blocco dei licenziamenti per questa categoria.

Nel complesso, come detto, in un anno gli occupati sono diminuiti del 3,6%, portando il tasso di occupazione delle persone di un’età compresa tra i 15 e i 64 anni a scendere fino al 57,6%, con una riduzione di 1,2 punti percentuali rispetto al 2019, che riguarda soprattutto gli individui con meno di 35 anni (-2,2%).

Gli altri numeri rilevanti sul mondo dell’occupazione

Un dato da analizzare con attenzione è quello del tasso di disoccupazione in Italia. Nel secondo trimestre dell’anno arriva all’8,3%, con una diminuzione dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti e di due punti percentuali se si considera il 2019.

Ma gli esperti mettono in guardia su questi numeri, sottolineando come siano tutt’altro che positivi. Infatti la riduzione è dovuta alla crescita delle persone inattive nel periodo della pandemia.

I disoccupati nel nostro Paese sono circa due milioni, mentre gli inattivi hanno superato i 14 milioni: in particolare gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono cresciuti del 5,5% rispetto al primo trimestre 2020 e di circa il 10% in confronto a un anno fa. Significativa è anche la variazione positiva degli scoraggiati, ossia degli inattivi che hanno smesso di cercare lavoro perché pensano di non riuscire a trovarne uno: le persone in cerca di occupazione sono diminuite di 647 mila in un anno (-25,4%).

Le variazioni dell’occupazione nelle imprese

Considerando la domanda di lavoro da parte delle imprese, l’Istat segnala un calo sia in confronto al primo trimestre (-3,9%), che allo stesso periodo dell’anno precedente (-4%). Sono diminuite anche le ore lavorate per dipendente (-19,1% in un trimestre e -26,2% su base annua). Notevole l’incremento del ricorso alla cassa integrazione, con un aumento di 323,2 ore per ogni mille ore di lavoro effettivo.

Cresce anche il costo del lavoro, in seguito alla variazione positiva delle sue diverse componenti: infatti, rispetto al trimestre precedente, fanno registrare un segno più sia le retribuzioni (+5,6%) che gli oneri sociali (+4,6%). Se si prende in considerazione l’anno scorso l’incremento è ancora più marcato (rispettivamente del 6,3% e del 5,6%).

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