Per la serie d'interviste Blasting Talks oggi parliamo con Francesco Lazzati, tra i fondatori di Technow. L’azienda svizzera opera nel campo dell’innovazione del tessuto e presenterà il progetto “Graphene Inside the Future” presso lo spazio WSM Fashion Reboot in occasione di White Milano, salone della moda di Milano.

Francesco, lei è tra i soci fondatori di Technow, azienda nata con lo scopo di fare innovazione all’interno di un settore ricco di storia come quello tessile: da dove parte e com’è nata questa idea?

L’idea nasce a seguito dei profondi cambiamenti che sono avvenuti nel settore tessile.

Nel corso degli ultimi vent’anni si è passati dall’avere relazioni commerciali e rapporti territoriali a un mercato completamente internazionalizzato. Da lì la necessità di stare al passo con i tempi ci ha portati nel 2016 a fondare TechNow, con l’idea di avere un hub per la ricerca e sviluppo orientato ai mercati internazionali.

Alla base del vostro progetto c’è un materiale scoperto solo recentemente e dalle caratteristiche molto particolari: il grafene. Perché avete deciso di usarlo in un tessuto?

L’esperienza di TechNow con il grafene è partita circa tre anni fa quando durante una fiera di settore in Asia ci è stato presentato per la prima volta e subito siamo rimasti colpiti da quelle che erano le caratteristiche vantate da questo materiale.

Quello che ci aveva colpito era il possibile valore aggiunto che avrebbe potuto apportare nei tessuti e da lì è partito tutto il processo di ricerca e sviluppo.

Può spiegare in che modo il grafene ha avuto un impiego pratico e di prodotto?

Il progetto “Grafene Inside The Future” è inizialmente partito con la finalità di testare quali fossero le qualità del grafene trasmissibili ai tessuti.

Dopo quasi un anno e mezzo di ricerca si è poi passati a studiare ed a sviluppare una sua applicazione per le produzioni industriali. Così, dopo tre anni di lavoro siamo riusciti ad avere una gamma di prodotti che abbraccia diversi ambiti del settore tessile, dalle fodere per giacche alle imbottiture, fino alle membrane, passando anche per i filati.

Quindi applicazioni a 360 gradi sono state avviate anche tramite partnership con aziende internazionali.

I vostri tessuti sono usati sia nel fashion che nel settore sportivo. Ci può raccontare in che modo riuscite a unire questi due mondi e se vedete una possibile convergenza futura?

Sì, i due mondi sembrano distinti, ma in realtà sono molto vicini. Nel senso che oramai entrambi chiedono sempre più alti livelli di tecnicità sia per performance che per standard d’immagine. Dall’altra parte, è necessario individuare da subito la necessità del cliente. La convergenza è appunto nel maggior tecnicismo richiesto: nello sport sono importanti le performance tecniche come la termoregolazione o la resistenza allo sforzo. Nel fashion l’innovatività del materiale e l’attenzione ecologica, visto che il grafene da noi utilizzato deriva da biomassa, ovvero realizzato con scarti di lavorazione del mais.

Ci può raccontare la storia di re-closed, il tessuto che si aggiusta da solo in pochi secondi?

Re-closed può essere visto come il progetto padre fondatore di TechNow e infatti è stato il primo progetto di innovazione. E’ sostanzialmente una resina capace di conservare la propria memoria, questo conferisce al tessuto la capacità di auto-ripararsi se viene bucato. Attualmente viene utilizzato, ad esempio, nei piumini per renderli più resistenti alla fuoriuscita della piuma, ma può essere impiegato anche in molti altri contesti.

Quali sono i principali clienti con cui lavorate? Può farci il nome di qualche marchio?

Sul panorama europeo collaboriamo con i principali marchi e brand di lusso come Prada, Colmar, Woolrich, Moncler e altri. Abbiamo anche rapporti di connessione internazionale avendo siglato contratti in Giappone con Marubeni e nel mercato turco con alcune delle principali aziende del settore denim.

In un periodo come quello attuale, caratterizzato dall’emergenza sanitaria e dalla necessità di contenere il rischio di contagio, quali vantaggi può portare l’impiego del grafene nel settore tessile? Ci può parlare della sua funzione antibatterica?

La caratteristica che viene più richiesta in questo periodo è proprio la funzione antibatterica. Ovviamente ci sono diversi test e criteri con cui questa viene misurata e tutto dipende dalla percentuale di grafene che viene applicata al tessuto. Maggiore è la percentuale di grafene, più forte sarà la funzione antibatterica.

In che modo la pandemia ha cambiato il vostro modo di lavorare, sia all’interno dell'azienda che con i fornitori e i vostri clienti finali?

È stato un impatto abbastanza forte, perché il settore del tessile è basato sul contatto sia tattile che visivo del tessuto.

Questo ha imposto una serie di cambiamenti rafforzando tutti i programmi che potevano essere virtualizzati, abbiamo addirittura iniziato a presentare le nostre collezioni online. Qualcosa che non era nemmeno immaginabile fino a pochi anni fa. L’idea ora è di creare uno showroom digitale per andare sempre di più verso la virtualizzazione del settore, che comunque non potrà mai fare a meno della parte fisica.

Terminiamo prendendo spunto proprio dall’attuale contesto macroeconomico e dalle conseguenze dettate dal Coronavirus. Come giovane azienda portata all’innovazione quali rischi e quali opportunità vi aspettate d'incontrare nei prossimi mesi?

Sicuramente tra i rischi figura una programmazione produttiva a intermittenza. Nel senso che il Coronavirus nel tessile ha provocato lo slittamento di un’intera stagione, visto che con il lockdown si è persa la stagione estiva.

Dall’altra parte, le opportunità possono essere riscontrate nel sensibilizzare le persone a ricercare materiali innovativi, che possano venire incontro anche alle esigenze legate alla pandemia. Come nel caso della parte antibatterica o della termoregolazione. L’idea di fondo è di pensare a degli sviluppi più attenti sulle performance e anche più sostenibili rispetto all’attuale contesto di cambiamento globale.

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