Le discussioni, si sa, sono il sale della politica. Ognuno ha le sue idee, le sue opinioni, il suo schieramento politico di riferimento. In fondo il bello della democrazia è proprio questo.

Una volta i succosi dibattiti politici erano limitati alle piazze ed alle sezioni dei vari partiti politici ma l'avvento dei social network ha rivoluzionato questo modo di fare politica, proiettandola in un nuovo universo fatto di condivisioni, di "like" e soprattutto di animati dibattiti nei commenti dei social network, dei blog, delle pagine online dei quotidiani.

E' il mondo 2.0, quello in cui ognuno, comodamente seduto a casa propria, può far sapere a tutti in pochi attimi qual è il suo pensiero, la sua posizione, la sua proposta magari, su un determinato argomento. Un mondo che 50 anni fa non avrebbero potuto neanche immaginare.

Chi ha sfruttato al meglio questo nuovo mondo è stato il Movimento 5 Stelle, che ha fatto del virtuale il suo mondo. Perfino nel suo Statuto (o non-Statuto) c'è scritto che la propria sede è un blog, quello dell'ex comico Beppe Grillo.

Capita dunque, non a caso, che girando sui social network la maggior parte dei dibattiti politici ruoti attorno al mondo del Movimento 5 Stelle. Grillini e non, attivisti stellati e militanti di partito, avversari e simpatizzanti.

Tutti a discutere alacremente sull'argomento del giorno che, nel bene o nel male, coinvolge il Movimento.

Di solito il cliché è: Grillo fa un post sul suo blog, le pagine vicine al Movimento (seguite da decine di migliaia di persone) le condividono, gli attivisti a loro volta condividono a pioggia sulle loro bacheche. In alternativa è la pagina online di un quotidiano (Repubblica, Corriere, Fatto Quotidiano ecc.) che lancia una nuova notizia di politica e da lì parte il tam tam. Il risultato sono migliaia di commenti che analizzano quanto successo, con opinioni ovviamente diverse ma in piena civiltà.

C'è però una figura ben nota a chi frequenta i social network: il contestatore seriale (o troll, come viene definito in gergo della rete).

Una serie di personaggi che contestano sempre e comunque, il 90% delle volte lo fa contro Movimento 5 Stelle. Sono riconoscibili perché non importa quale sia il nocciolo della discussione, loro puntano solo a screditare il M5S, usando slogan ormai abituali contro Grillo, Casaleggio e la gestione interna dei pentastellati.

Si parla di legge elettorale? Loro arrivano e sparano "Grillo è un despota!". "Ok" - viene da rispondere - "ma questo cosa c'entra con la discussione?". Ed infatti un troll si riconosce da quello. Dal fatto che a lui della discussione non interessa, lui è solo lì a buttare fango.

Un noto video facilmente reperibile su Youtube, girato oltretutto per il canale tematico del partito stesso (YouDem) ha mostrato che il PD ha addirittura una task force di giovani attivisti che si occupa a tempo pieno di provocare e screditare nelle piazze virtuali i propri avversari politici.

Ma sarebbe troppo facile ridurre a quella task force ognuno dei tanti contestatori seriali.

I contestatori seriali hanno curiosamente un filo comune quasi a tutti che li lega indissolubilmente: sono quasi tutti

  1. dipendenti (o pensionati ex dipendenti)  pubblici
  2. dipendenti (o pensionati ex dipendenti) di aziende di Stato (Ferrovie, Enel, Telecom, Eni ecc,).
  3. persone legate in qualche modo alla Chiesa

Il perché è presto detto: hanno probabilmente tutti usufruito delle raccomandazioni e dei metodi "sporchi" della politica tradizionale per avere il loro posto di lavoro ed ora sentono traballare la sediolina su cui sono comodamente seduti.

Ogni volta che trovate uno contestatore seriale (ammesso che il profilo non sia falso ed a quel punto vi trovate di fronte ad un troll "professionista" che vale la pena di segnalare a Facebook o al gestore della pagina), provate a fare un gioco: visitate il suo profilo e provate a vedere che lavoro fa (o faceva) chi sta contestando. Ci sarà da ridere...