Argomenti apparentemente distanti: la 'ndrangheta e il narcotraffico messicano, che con i 'Dialoghi sulle Mafie', tenuti a Napoli nel forum universale delle culture, si rivelano invece strettamente legati a due realtà sempre più vicine. Al centro del dibattito la 'ndrangheta, che è una delle organizzazioni mafiose meno conosciute e con caratteristiche ignorate dal grande pubblico, a metà tra tradizione e modernità. Scopriamo come la ndrangheta, partendo da una forte ritualità e da un'organizzazione di famiglie e legami di sangue, riesca ad espandersi nel narcotraffico internazionale grazie alla testimonianza di Nicola Gratteri, magistrato procuratore aggiunto presso il tribunale di Reggio Calabria, qui presente in qualità di esperto, per proporre norme antimafia. Gratteri parte dalle origini: la storia degli 'ndanghetisti inizia da quei picciotti che controllavano i terreni latifondisti già a metà dell'800 e che dal 1930 si organizzarono in gerarchie stabilite "La loro osservanza rigida delle regole la rendono affascinante ma da sempre anche molto sottovalutata".

Il dibattito prosegue con l'intervento dell'antropologo di acquisizione messicana, esperto di cambiamenti culturali e storici nei territori latino americani, Enzo Segre Malagoli, che ci conduce in un mondo distante e parallelo, fatto di sparatorie improvvise, appalti, pizzo e vittime innocenti. Difficile poter fare proposte concrete e analisi dettagliate "In Messico il potere esecutivo è estremamente dominante rispetto a quello della magistratura, questa dominanza rispetto agli altri poteri rende inutile dare suggerimenti" e conclude "Lì non c'è polizia e magistratura adeguata, l'esercito può fare abusi perché dotato di troppo potere". Dal 1990 iniziano i flussi commerciali liberi, nei quali presto entrano anche le mafie, e questo porta ad un'enorme crescita della vendita e della produzione di droga. Ciò ha prodotto in Messico una teatralizzazione della violenza, fatta di una guerra ferocissima tra bande. "La mafia si fa stato, per dare quelle risposte che le istituzioni non sono riuscite a dare". Una situazione pericolosa. Infatti, mentre le mafie italiane cercano consenso insinuandosi nell'organizzazione statale, le organizzazioni malavitose messicane costruiscono strade, ponti, infrastrutture e quindi si sostituiscono completamente allo Stato messicano, che invece appare inadeguato e continua a non dare risposte ai bisogni collettivi. Presentandosi come benefattore per entrare nella società globalizzata, così vince la mafia in Messico.