Infuriano in questi giorni le polemiche sia sulla rivalutazione delle Pensioni retributive sia sulla possibile revisione della riforma delle pensioni, attuata dal governo Monti. Quella più accesa e di nostro interesse riguarda l'eventuale rivalutazione delle pensioni retributive provocata dalle dichiarazioni del Presidente dell'Inps Tito Boeri.

Perché rivalutare le pensioni retributive

E' utile tentare di capire per quali ragioni Tito Boeri sta propugnando una rivalutazione delle pensioni retributive che, secondo alcuni suoi calcoli, potrebbe portare ad un gettito di 4,2 milardi di euro; è innegabile che qualunque operazione in grado di generare significativi risparmi sulla spesa pubblica dovrebbe essere benvenuta, ma è altrettanto ovvio che, preventivamente, bisognerebbe domandarsi a che titolo quel risparmio verrebbe utilizzato e se l'intervento, per generare il risparmio, non violerebbe articoli della costituzione o leggi di Stato.

La proposta di Boeri è fondata sulla constatazione che le pensioni calcolate, totalmente o parzialmente, con il metodo retributivo danno un rendimento che non è giustificato dalla somma dei contributi versati e che ciò crea una disparità di trattamento con coloro che andranno in pensione esclusivamente con il metodo contributivo.

Il Presidente dell'INPS nella sua proposta parla di equità inter e intra generazionale, di contributo di solidarietà, di equità fiscale, ma non d'intervento sul metodo di calcolo delle pensioni contributive; è facilmente comprensibile che, se il calcolo delle pensioni rimarrà quello contributivo, nulla cambierà nelle aspettative pensionistiche dei nostri figli a meno che una nuova riforma delle pensioni non intervenga sui coefficienti di trasformazione dei montanti contributivi e sulla rivalutazione del tasso di capitalizzazione.

Boeri ha invece parlato di garanzia di un reddito minimo per gli over 55 in condizioni di povertà, di maggiore flessibilità in uscita dal lavoro e di un netto taglio dei privilegi per recuperare risorse per rendere più equo il welfare.

Non possiamo ignorare che, se questi sono gli obiettivi di Tito Boeri, il discorso sull'equità fiscale andrebbe allora allargato a tutta una serie di previlegi, nel pubblico impiego e soprattutto nel mondo politico, che andrebbero annullati e i contributi di solidarietà dovrebbero essere trovati nella fiscalità generale e non certo agendo sul solo popolo dei pensionati.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Pensioni

Le obiezioni alla rivalutazione delle pensioni retributive

Tralascio quelle osservazioni incentrate sulla difesa dei diritti acquisiti, per sottolineare quelle obiezioni alle proposte di Boeri, con maggior valenza politica e sociale:

  • promuovendo attraverso i media proposte, che avrebbe dovuto presentare al governo nel prossimo giugno, si assunto una responsabilità che non era sua ma di Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che infatti ha reagito smentendolo;
  • per generare un risparmio di 4.2 miliardi di euro si dovrebbero rivalutare anche le pensioni di 2000 euro mensili lorde, limite minimo che dovrebbe rappresentare la soglia per definire una posizione sociale agiata. Questo limite, ammesso che domani si proceda in questo senso non può essere stabilito dal Presidente dell'INPS;
  • qualunque intervento che colpisca fiscalmente più volte una definita popolazione di contribuenti, mette in discussione il principio che ogni cittadino è tenuto a pagare le tasse secondo il proprio reddito, dovere a cui i pensionati già rispondono completamente.
Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto