La crescita esponenziale dei divorzi, delle separazioni, delle convivenze precarie e delle coppie “allargate” dà l’idea di quanto sia profonda la crisi della famiglia tradizionale, cioè di quella formatasi attraverso il matrimonio religioso e civile. Ci sono poi numerosi casi di “separati in casa” e di persone che sopportano la vita di coppia per amore dei figli o perché costrette da ragioni economiche.

Purtroppo, i fallimenti coniugali sono la prova della mancanza di un’appropriata educazione matrimoniale. Molti genitori ed educatori non hanno colto i cambiamenti culturali in atto nella società ed hanno preparato in modo inadeguato le nuove generazioni all’importante passo del matrimonio. Le conseguenze di questo errore sono sotto gli occhi di tutti. Quanto detto impone una seria riflessione perché la famiglia è sempre stata la cellula fondamentale della società ed è necessario salvaguardarla.

Si consideri che l’organizzazione sociale ruota in buona parte intorno ad essa. Lo stesso stato sociale è stato concepito tenendo la famiglia nella massima considerazione (assegni familiari, pensioni di reversibilità, ecc..).

Matrimonio o convivenza?

A differenza di qualche decennio fa, il matrimonio non è più un obbligo sociale e, per molte persone, neanche più un sacramento; anche per questo separarsi non è più considerato uno scandalo.

All’interno della coppia c’è stato un cambiamento dei rapporti di forza e quindi dei ruoli. Anche grazie alle lotte per l’emancipazione femminile, la donna non è più subalterna all’uomo come un tempo, quando molto spesso dipendeva economicamente dal marito ed era costretta a sopportare e tacere. In passato il matrimonio era molto vincolante ed in molti casi frutto di forzature e condizionamenti esterni.

Il moltiplicarsi delle convivenze e delle coppie di fatto fa capire che tante persone considerano il contratto coniugale troppo impegnativo se non addirittura una trappola. La facilità con cui si possono sciogliere le unioni di fatto e la mancanza di obblighi giuridici nei confronti dell'altro anche dopo un’eventuale separazione conferiscono maggiore tranquillità ai partner, che dispongono di una comoda “via d’uscita” qualora i problemi legati alla convivenza diventino insostenibili.

“Con la convivenza ogni giorno, se vuoi, puoi andartene. Restare è una scelta, a differenza di ciò che avviene sposandosi” è un mantra sempre più diffuso fra i giovani.

Saggezza popolare e vita di coppia

La saggezza popolare è ricca di interessanti proverbi e aneddoti sul matrimonio e tenerne conto aiuta gli aspiranti sposi. “L’amore è cieco, ma il matrimonio gli ridà la vista” è una di quelle massime che mette giustamente in guardia gli innamorati nei confronti della “cotta”.

Essa è uno stato psicologico particolare e temporaneo che induce a minimizzare i difetti dell’altro e ad esaltarne i pregi; di conseguenza è fuorviante e predispone ad errori di valutazione. “Innamorarsi è un caso; volersi bene è un’attività", invece, è una massima che sottolinea l'importanza di impegnarsi per rendere durevole il rapporto di coppia. Non è male neanche il consiglio di un altro proverbio secondo cui "Per far durare a lungo il matrimonio bisogna avere la memoria corta".

Infine è bene riflettere anche su questo realistico principio di saggezza per affrontare meglio la vita di coppia: "Un uomo, quando si sposa, spera sempre che sua moglie non cambi; ma lei cambierà. Una donna, quando si sposa, spera sempre che il marito cambi; ma lui non cambierà".

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