Già parlare di ‘incidente’ è un modo per diradare personali responsabilità e restare tutti amici. Avere poi pronto un nemico da sacrificare che accontenterebbe tutti i convitati è davvero una manna. E così la Russia, la vittima, vende ipotesi alla sua gente. Si è accomodata sulla strategia, da tattica non bellica, del ‘non sapere ancora’, ma sa. Sa pure, insieme agli americani, che l’Isis è una pista facile ed è facile costruire meccanicamente la traccia che conduce ad essa per sopire gli umori del pubblico. Ma perché allora lo Stato islamico non ha rivendicato decisamente l’attentato?
Perché in questo giro l’unica cosa che si può dire sono le ipotesi, quelle scontate. Chi è dunque il vero regista?
Gli avvertimenti alla Russia
La Russia vola in Siria al fianco di Bashar Al Assad il 30 settembre 2015, disattendendo le persuasioni degli americani, che allora intervengono ad accusare l’antica antagonista di uccidere civili. Poi avviene il bombardamento ad un ospedale di civili da parte degli stessi americani e che il Pentagono non sa con quale retorica giustificare. Gli States ci riprovano, tentando di schierare la Turchia contro la Russia per presunta violazione del suo spazio aereo. Non vero: è la Turchia che ha spostato il confine di 5 miglia. Poi cercano di aggregare a sé la Germania, una potenza democratica che farebbe da contrappeso in una colazione in cui i protagonisti democratici non sono (Israele, Arabia Saudita, Qatar).
La Germania continua a rifiutare la compromissione e tempestivamente e a catena ecco che si tenta di dissuaderla con misure di guerra: scoppia lo scandalo della Volkswagen e contemporaneamente arrivanole multe alla Deutsche Bank. L’America, poiché non riesce dall’esterno a far decedere la Russia, ci prova dall’interno. Chi meglio degli americani sa sedurre con la propaganda? La loro voce filtra nelle correnti dell’opinione pubblica, ancora rimaste vuote, quel 40% ancora di massa grigia e diffonde il mainstream occidentale. Nemmeno lo spettro del passato ‘Afghanistan russo’ fa presa sulla psicologia popolare.
La mossa dura degli States
Ash Carter, ministro della difesa di Obama, diffonde il suo oracolo: ’I russi pagheranno le conseguenze subendo perdite di vite umane nei prossimi giorni’.
Emerge che già dal 20 ottobre venisse predisposto un attacco per far suicidare la Russia. La preconizzazione si avvera il 31 ottobre: un aereo della Kogalymavia viene abbattuto sul Sinai. Il bilancio è di sole perdite. Che si tratti di un canovaccio già scritto lo dimostra Wikipedia, dove le notizie corrono bruciando i minuti: in una spanna di pochissime ore sono già nell’etere pagine e pagine sull’evento in 33 lingue, con 55 link, come se già tutto fosse risaputo. A beffa arrivano a Putin persino le condoglianze del premier ucraino Poroshenko e poi Charlie Hebdo si porta in edicola con le sue macabre vignette. Il Cremlino sa ma dice di ‘non sapere ancora’. Il silenzio è l’indennizzo più comodo da scontare contro possibili ritorsioni che si abbattono sempre in maschera.