Comincia così la spettacolare vita politica di Donald Trump. Le sue ricette per mettere in riga l'America iniziano il 16 giugno 2015, quando annuncia dalla sua Trump Tower l'intenzione di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti, con lo slogan "Make America great again!". Allo stesso tempo, si genera una campagna di scherno dei media contro di lui. Alla fine esce vittorioso ma la cantante Lady Gaga va subito a protestare sotto la sua Tower sulla quinta strada di New York.

Gli artisti e il bel mondo contro Trump

L'America delle élites è arrabbiata per la vittoria di Trump, e tra questi gli artisti.

Infatti un gruppo di cantanti, dai Moby ai R.E.M. per contrastargli il cammino elettorale, dà vita a un progetto chiamato "30 days, 30 song". Si manifesta così, palesemente, l'avversione per Donald Trump del mondo che incarna il potere e il politically correct; è l'establishment e tutta la sua rete di potere economico, politico, dei media che si mobilita contro l'impresentabile e detestabile magnate che insidia la torre d'avorio. Lo stesso Partito Repubblicano è imbarazzato per la candidatura di Trump.

Tutti contro Trump

Perché tutto il bel mondo del potere, la classe dominante, gli artisti, la finanza, la stampa sono contro Trump, il patriota sui generis che vuol rompere le uova nel loro paniere?

Probabilmente è la storia di Trump che non rientra nei canoni classici del bel mondo: è visto come un intruso, quello che non accetta di fare l'immobiliarista di periferia e va ad attaccare il cuore di New York. Inoltre il suo fare popolare, il suo eclettismo, le sue commistioni con la televisione, hanno contribuito ad aizzargli contro il mondo progressista del politically correct.

Anche dall'estero parte l'attacco a Trump. L'armata del potere e delle élites internazionali gli si scatena contro ed è vilipeso, ingiuriato, deriso, ostracizzato. I media, soprattutto di sinistra, hanno veicolato la campagna delle classi al potere contro Donald Trump. Non è un fatto nuovo che le classi privilegiate e il mondo della sinistra fanno blocco contro chi tenta di insidiare quel potere.

Essi sono gli intoccabili.

Il vero Trump politico e la sua campagna elettorale

Nel corso della campagna elettorale presidenziale, Trump ha usato la leva del unpolitically correct che ha contribuito ad aizzargli contro il mondo radical-chic, che vedeva in lui un portatore di disastri e sciagure, se fosse stato eletto presidente. In questo senso il bizzarro attacco del New York Times che lo definisce "essere ripugnante" e lo accusa di maschilismo, sessismo e misoginia. Tuttavia, ignorando le campagne di stampa e le invettive, Trump procede per la sua strada proponendo il suo pensiero politico di conservatore e protezionista, avversario delle lobby di potere di sinistra.

E' un uomo che guarda intorno a sé, nella strada, e fa campagna elettorale sollecitando la risposta del ceto medio impoverito dalle crisi degli ultimi anni e dalle tasse.

Nel corso della sua campagna elettorale ha promesso ai ceti medi riduzioni e agevolazioni fiscali, riduzione del debito e del deficit, aumento dei posti di lavoro e crescita economica, rilancio della competitività delle aziende concentrandosi sull'America che, secondo lui, deve riprendere a produrre e distribuire ricchezza a tutti, non solo all'establishment. Questo è il vero programma di Donald Trump, quello che gli ha fatto scatenare contro i suoi ricchi avversari. Egli si è proposto come uomo antisistema, perché ha dichiarato guerra a quell'oligarchia economica-finanziaria e Politica e come salvatore dell'identità sociale ed economica americana. Ce la farà?