Difficili le leggi. Averci a che fare, dover comportarsi secondo i loro dettami e le loro linee guida. Questo avrà pensato#Beppe Grilloe per luinon devono essere stati giorni facili quelli appena trascorsi. Dopo le bufere per i tweet della senatrice Blundo e del senatore Cioffi sul terremotodel centro Italia, un altro scossone non fa dormire tranquillo il leader del #movimento5stelle. Non è infatti stato raggiunto il quorum del 75% nelle votazioni online in cui si chiedeva ai militanti del M5S sul web di esprimersi sulle modifiche del "non-statuto".

Innanzitutto, il fatto di non raggiungere il quorum nelle votazioni online non permetterà l'attuazione effettiva delle modifiche che comunque sono state votate dai militanti. Hanno votato 87 213 su 135 023, quindi con una "affluenza online" che si attesta sul 64%, ben lontana dal 75% agognato da Grillo e non raggiunto.

Va detto che il 90% dei votanti si è espresso a favore del cambiamento del non-statuto, col nuovo modello che prevede le espulsioni e proprio questo ha spinto Grillo a forzare la mano, ponendosi in contrasto con i dettami che disciplinano le modifiche di regolamenti e statuti.

Quella sentenza del Tribunale di Napoli

Il Tribunale di Napoli ha emesso una sentenza in merito ad una questione sollevata da alcuni espulsi del movimento nella sezione campana, affermando che il M5S è un partito a tutti gli effetti, dal momento che "di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire partito ai sensi dell'articolo 49 della #Costituzione".

Questa sentenza sta mettendo i bastoni tra le ruote di un ingranaggio, quello dei grillini, che comunque con la questione delle espulsioni aveva fatto nascere diatribe sulla mancanza di democrazia interna. Tale sentenza definisce il M5S al pari di un partito o un'associazione, e quindi, per la modifica del proprio statuto, deve necessariamente fare riferimento all'articolo 21 del #Codice Civile, circa le Deliberazioni dell'assemblea: "Per modificare l'atto costitutivo e lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti ( ecco il famoso 75%) e il voto favorevole della maggioranza dei presenti".

La questione dovrebbe risolversi con un nulla di fatto, ma Grillo sembra voler andare contro le disposizioni di legge : "I codicilli non ci fermeranno, noi siamo sempre stati contrari alla logica del quorum. Per noi chi partecipa ha il diritto di prendere decisioni". In ossequio al diritto e alla Costituzione che tanto, con #Di Battista il movimento si sta impegnando a difendere, sarebbe auspicabile che il M5S rimanga all'interno delle regole, anche se le intenzioni dell'ex comico sembrano ormai chiare.

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A dirla tutta, il #M5S aveva tentato di mettersi al riparo da eventuali scarse affluenze come quella appena incassata, inserendo nel proprio non-statuto un quorum deliberativo del 33%. Il Tribunale di Napoli, nella sentenza sopracitata, ha decretato l'illegalità di questa predisposizione, dirimendo la questione e ponendo il M5S dinanzi alla necessità di modificare il proprio statuto, previo raggiungimento del quorum del 75%.

Rischi di rottura con la base dei militanti

I rischi di una rottura con la base dei militantisono evidenti. L'impressione è che Grillo cerchi di far passare in cavalleria una questione che, invece, assume una rilevanza fondamentale. Il leader del M5S tenta di coprire l'insuccesso della votazione attaccando il sistema e crediamo che questo possa rattristare tutti quegli iscritti che vorrebbero un movimento forte, ma nel rispetto e nell'osservanza delle leggi vigenti, essendo il #M5S nato come movimento legalitario e di denuncia contro chi delle regole teneva poco conto. Tutto questo, davanti alla legge, ha poca rilevanza.

Come dicevano i latini "dura lex, sed lex".

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