In seguito all'arresto dei presunti assassini di Gennaro Cesarano, vittima innocente di camorra tra bande nella Sanità, rione storico del centro di Napoli, il Questore di Napoli, Guido Marino, parla di "una città reticente".

Il ragazzo fu ucciso per errore il 6 settembre del 2015 a soli 16 anni, in seguito ad una sparatoria avvenuta fra bande rivali della camorra. Determinante per le indagini è stata la collaborazione di un ex boss di camorra della zona, senza la quale difficilmente si sarebbe arrivati all'individuazione dei presunti colpevoli.

Il Questore di Napoli ha parlato di popolo reticente

Il Questore e il Prefetto di Napoli si sono attribuiti il grande merito di aver individuato i presunti assassini dopo un anno e mezzo dall'omicidio, applaudendo l'attività energica delle forze dell'ordine e condannando l'omertà dei napoletani che ne ostacolavano il lavoro. Il questore Marino ha criticato duramente il comportamento dei cittadini e anche degli amici di Genny che erano con lui quella sera, parlando di "spregevole reticenza" di chi ha visto e non ha parlato. Inoltre ha ribadito il concetto di reticenza e non di omertà, "Non invoco un coraggio sovrumano, ma un briciolo di coerenza. Il cittadino deve convincersi che si può, anzi si deve fidare della polizia".

Ma perché succede tutto questo? Perché la gente ha paura di parlare? In effetti da tempo Napoli e la maggior parte del meridione sono lasciati a se stessi, in un totale abbandono, soprattutto nelle zone di periferie. Addirittura pochi giorni fa, mentre nel rione si manifestava ancora per la morte di Genny, si è tornati a sparare.

Le persone sono sfiduciate, sfinite, avvilite e soprattutto hanno perso la speranza che qualcosa davvero possa cambiare. E' necessaria la presenza fisica di uno Stato effciente, con investimenti, una politica che dia un lavoro dignitoso e perché no anche con l'istituzione di un reddito di cittadinanza.

Il cambiamento è possibile

Ma tutto ciò è possibile soltanto con la collaborazione dei cittadini, cercando di rompere questo atteggiamento di cinismo e diffidenza nei confronti delle istituzioni. E avere più coraggio nell'affrontare le situazioni e soprattutto di denunciare i malaffari. Chiaramente denunciare al sud diventa pericoloso per la propria incolumità e quindi si decide di non farlo per paura di una possibile vendetta. Ma questo succedeva perlopiù una volta, quando non c'era la certezza del diritto, ma soltanto la certezza di una violenza brutale delle organizzazioni criminali. Oggi al Sud ci sono tante associazioni antiracket che lottano contro le mafie più spietate e sono la dimostrazione tangente che la camorra, mafia o 'ndrangheta non sono invincibili. Tutto questo è possibile, ci vuole solo determinazione, coraggio, tanta pazienza e onestà.