Ce la ricordiamo tutti l'immagine di Belotti che piange, ci ricordiamo anche l'ultimo angolo con Florenzi che bacia il pallone e la butta in mezzo sperando che qualcosa potesse accadere. Ma come siamo arrivati a questo? Dove è iniziato il declino del calcio italiano? Siamo così sicuri che riguardi solo il calcio?

Non riguarda solo il calcio perché non è un solo un problema di campo, non è neanche un problema di strutture, non è un problema di organizzazione sui campi ma è un problema di politica sportiva.

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Un mancato collegamento tra politica sportiva e tecnici, tra teoria e pratica. In molti hanno ritenuto l'inizio dei problemi il 2006, l'anno in cui vincemmo i mondiali ma i problemi sono iniziati molto prima. Non è stato fatto nulla affinché chi ha vinto i mondiali fosse seguito da un seguito di giocatori altrettanto capaci di poter ambire, magari non raggiungere, ma ambire a qualcosa di importante.

E negli altri sport in cui abbiamo ottenuto qualcosa nella storia?

Pallacanestro e pallavolo ci hanno visto protagonisti e medagliati anche alle Olimpiadi e, prima la palla a spicchi e poi la pallavolo, ci hanno visto allontanarci dalle posizioni di vertice per motivi diversi. Diciamo che il nuovo millennio è iniziato con belle soddisfazioni, salvo poi vedere piano piano spegnere i risultati.

Da dove ripartire per vedere i risultati e quali sono i reali problemi? Se ne sono dette tante, dagli stranieri in gran numero, alle strutture di allenamento non buone.

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Le probabili verità sono due, la prima è che non si presta attenzione ai giovani che possono diventare materiale interessante per le varie nazionali e la seconda è che non si tiene conto che la costruzione di un giocatore inizia dal primo tocco con un pallone. La diffusa opinione è quella dei giocatori ad alto livello perché hanno fatto un percorso giovanile importante, in realtà questo non è vero. La costruzione del campione, a Barcelona lo sanno bene, comincia dal primo ingresso nel campo che sia di calcio.

di basket o di qualunque altro sport.

Bisogna cominciare dalla base e la base per anni è stata affidata a gente che non sapeva fare bene il suo lavoro e ci si trovava a livello giovanile a dover fare un lavoro di costruzione dei fondamentali che dovrebbe essere stato fatto, e appreso, negli anni precedenti.

Perché il problema è la politica nello sport?

Perché pur di non dire che il livello della nazionale è basso. e che la formazione dei giocatori in Italia è di scarso livello Tavecchio (famoso per queste sue idee) ha tirato fuori gli stranieri e non è stato l'unico a farlo in Italia.

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Questa è una falsità, del resto basta vedere quanti giocatori tedeschi siano parte integrante delle squadre di Bundes e quanti tedeschi/non tedeschi ci siano nella Nazionale. Stesso discorso si può fare per i francesi. Tavecchio ha fatto una conferenza stampa di dimissioni vergognosa additando ad altri le responsabilità di quanto accaduto, avrebbe dovuto ammettere gli errori e sarebbe bastato quello anche senza scusarsi.

L'Italia ha avuto in Ventura, con tutte le ovvie colpe, un capro espiatorio per una serie di errori fatti nel corso degli anni.

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In sostanza non è successo altro che si è deciso di lasciare andare le cose come stavano andando senza porre correttivi per aggiornare il sistema di formazione ai cambiamenti dello sport. Lo ha avuto in Ventura per il calcio, poi in Gallinari per la pallacanestro e nella questione sponsor di Zaytsev e Juantorena per la pallavolo. In pratica si è messa la polvere sotto ad un tappeto logoro per tutta la polvere che ha dovuto contenere negli anni.

Nel basket Petrucci aveva addirittura parlato della Nazionale italiana più forte di tutti i tempi (quella che ha partecipato agli Europei) e si potrebbe discutere di questo, si è raccolto un insuccesso che non era tanto difficile da pronosticare. Uno ci crede, senza dubbio ma era difficile competere con altre nazionali come Slovenia, Serbia, Lituania che hanno giocatori di alto livello anche fra quelli che sono comunemente denominate seconde linee. Giocatori che si prendono responsabilità. giocatori che giocano le partite.

Nel campo della pallacanestro, e anche negli altri sport, le squadre più importanti sono solite prendere i giocatori migliori; nel nostro campionato Milano è la squadra con budget più ampio, quella che gioca la competizione continentale per club più importante e che può ambire a tesserare i migliori giocatori italiani e non. Milano in questa stagione ha Davide Pascolo, Awudu Abass e Simone Fontecchio. Di questi tre giovani italiani (tutti e tre potenzialmente materiale da nazionale) Pascolo non gioca mai, Abass altrettanto e Fontecchio ha deciso bene di essere ceduto e di andare a giocare nella squadra allenata dal Ct Meo Sacchetti. Una scelta corretta, se fosse stata indirizzata dai vertici FIP sarebbe una delle poche cose sensate fatte dalla FIP.

Notizia di qualche giorno fa, subito smentita, è che Pascolo abbia chiesto di essere ceduto. Non è una notizia vera ma non sarebbe neanche tanto assurda, anzi sarebbe auspicabile che possa avvenire una cessione, ad una squadra di buon livello, di un giocatore che può rappresentare un punto fermo della Nazionale. Non ai livelli di Belinelli o Gallinari ma comunque uno su cui poter puntare. Nella ridicola organizzazione delle qualificazioni FIBA che si stanno svolgendo in questi giorni, Abass ha dimostrato di essere un giocatore capace di fare buonissime cose su entrambi i lati del campo. Lo stesso vale per Amedeo Della Valle che, si spera, non vada mai a Milano a meno che non ci sia uno stravolgimento che annulli il buco in cui giocatori di indubbia qualità diventano improvvisamente meno di quello che sono.

Nel basket c'è una carenza di giocatori interni e la FIP ha provato, vedremo i risultati sul lunghissimo periodo, a cambiare la situazioni chiedendo a Tanjevic di accettare il ruolo di direttore generale delle squadre nazionali. Insomma, gli è stato chiesto di iniziare a salvare la pallacanestro italiana. Tanjevic ha fatto partire un progetto incentrato sui lunghi di cui, come per tutta la sua gestione, i risultati sono sul lungo periodo. Nella pallacanestro qualcosa si sta facendo e anche le finestre nazionali con lo scontro tra FIBA ed ECA ci sono venute incontro per capire su chi insistere, su chi dover fare un lavoro più profondo e chi invece deve essere accantonato perché non ha la qualità per far parte della nazionale. Eppur si muove, insomma.

La pallavolo, dal canto suo, al netto delle scelte bizzarre di Blengini costretto dagli sponsor a non convocare i fari della Nazionale, è sempre stata avanti da questo punto di vista con l'istituzione del Club Italia maschile e femminile che militano nei campionati di A2. In queste squadre, esistenti da molti anni, giocano atleti di interesse nazionali. Il Club Italia femminile, sotto invito della FIPAV, ha partecipato per due anni al campionato di Serie A1 retrocedendo alla seconda stagione. Tutto sommato nella pallavolo l'espressione del talento c'è anche a livello continentale di club, insomma le cose non vanno così male. Nel calcio questo passo in avanti non si riesce a fare e sarà difficile poter ipotizzare una squadra con giocatori primavera che sono nel guado tra primavera e professionismo e aver bisogno di giocare ad un livello superiore per migliorare le proprie qualità che, in qualche caso, rimangono inespresse. Partite della Primavera ne ho viste e ipotizzare di sottrarre, pagando una cifra di favore, qualche giocatore giovane valido per consentirgli di fronteggiarsi con la Lega Pro e, se il livello è basso, considerare la possibilità di una serie B.

Un club Italia del calcio, potrebbe essere una soluzione a cui affiancare l'osservazione nella penisola e l'istituzione di centri di allenamento specializzati come avviene in Germania. Ad oggi la situazione è di uno stallo colpevole e vergognoso considerando la situazione dalla quale veniamo, sembra come se in FIGC non ne vogliano uscire. Dall'eliminazione ad oggi non è successo niente di rilevante, Tommasi è stato messo alla porta e non abbiamo un presidente FIGC e la nazionale è in mano all'allenatore dell'under 21 Luigi di Biagio. A livello politico e di scelte fra sport di squadra in cui abbiamo fatto bene il calcio è quello messo meno meglio. Poi ci sarebbero il rugby che culturalmente non ci appartiene granché eppure la base sta crescendo, lo dico perché al Sud stanno crescendo società di rugby che sono nate pochissimi anni fa.

Negli altri individuali in cui abbiamo sempre fatto bene continuiamo a farlo, dagli sport invernali che ci hanno visto raggiungere quota dieci medaglie come sperato dal numero uno del CONI, Giovanni Malagò. Uno dei risultati migliori arrivati delle Olimpiadi invernali. Nel tennis i risultati sono sempre quelli degli ultimi anni.

In conclusione, i tre maggiori sport di squadra italiani sono divisi fra pallavolo e pallacanestro che hanno applicato delle variazioni per la ricerca di giovani giocatori e calcio che non ha ancora trovato una singola azione per iniziare a porre rimedio ad una situazione di grave deficit che ha raggiunto l'apice con la mancata qualificazione ai mondiali contro una squadra di livello nettamente inferiore. Non resta che sperare che lo sport italiano posso riprendersi nel minor tempo possibile.

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