Sfumato l'accordo di Governo tra Movimento 5 Stelle e Centrodestra, gli esponenti del "partito grillino" bussano alla porta del Partito Democratico. In un clima di grande divisione. Da una parte i renziani che bocciano qualsivoglia possibilità di accordo, dall'altra i fedelissimi del neo-reggente Maurizio Martina, disposti al compromesso per tornare alla guida del Paese. Uno scenario ricco di incognite, che non esclude la possibilità di un ritorno alle urne già nel prossimo autunno.

L'attuale legge elettorale, il Rosatellum

La legge elettorale attualmente in vigore è la cosiddetta Legge Rosato o Rosatellum.

Prende il nome dal suo relatore, Ettore Rosato, esponente del Partito Democratico. Approvata nell'ottobre 2017, sostituisce la precedente, chiamata Italicum, bocciata dalla Corte Costituzionale. Prevede un sistema misto, sia per la Camera che il Senato e consente al raggiungimento della soglia del 40%, l'assegnazione di un terzo dei seggi al maggioritario e i restanti due terzi al proporzionale. Con il maggioritario, gli aspiranti deputati vengono eletti nel collegio ove candidati, mentre nel proporzionale, i seggi vengono assegnati in proporzione ai voti raggiunti dalle liste o coalizioni, calcolati su base nazionale e redistribuiti nelle varie circoscrizioni. Tale legge comprendeva la rappresentanza femminile, compresa tra il 40% e il 60% del totale, nazionale per la Camera, regionale per il Senato.

L'idea del doppio turno

Una legge elettorale a doppio turno sarebbe la migliore per l'Italia, in uno scenario di tripolarismo (centrodestra, Movimento 5 Stelle, centrosinistra) e ampia frammentazione. Questo consentirebbe agli esclusi di convenire su una scelta che soddisfi la necessità di rappresentanza e governabilità. Un'autentica rivoluzione, che richiederà la riforma di una parte della Costituzione, ma quantomai necessaria visto che negli ultimi 25 anni il Parlamento ha varato ben 4 leggi elettorali.

Ritorno al Mattarellum?

Qualora venisse confermata l'ipotesi di elezioni anticipate, non si può escludere un ritorno al Mattarellum. Tale legge che prende il nome da chi la scrisse, ovvero l'attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prevedeva un maggioritario uninominale con quota proporzionale. Il 75% dei seggi veniva assegnato al maggioritario, mentre il restante 25% al proporzionale.