Il 70esimo Festival di Sanremo premia le straordinarie qualità vocali di Diodato ed un brano, 'Fai rumore', che si fa notare anche per un arrangiamento decisamente elegante e sofisticato. Il cantautore nato ad Aosta fa incetta di premi: suo quello della critica intitolato a Mia Martini ed il premio della sala stampa 'Lucio Dalla', oltre al premio 'Lunezia' per un valore musical-letterario del pezzo che aveva già incassato. Al secondo posto Francesco Gabbani, sempre sul podio nelle sue apparizioni in riviera, mentre sul gradino più basso c'è la grande rivelazione del Festival, i Pinguini tattici nucleari.

Ma Sanremo stavolta premia anche il Rap di Rancore che vince il premio 'Bardotti' come miglior testo. Il genere musicale più ascoltato e seguito dai giovani viene dunque consacrato dalla kermesse più importante a dimostrazione di come ormai faccia parte a pieno diritto della tradizione musicale del Bel Paese.

Il podio

Vittoria meritata per Diodato che ha calcato il palco con sicurezza conquistando tutti con la sua splendida voce. Un artista grintoso dotato di una grande presenza scenica, alle prese con un brano che lo veste come una seconda pelle. Era tra i favoriti già dopo il primo ascolto e non ha tradito le attese: 'Fai rumore' è una canzone che si rifà alla tradizione recente sanremese e coniuga melodia e prepotente impatto.

Precede Francesco Gabbani, chiamatelo 'Mister Sanremo': su tre partecipazioni ha vinto tra le Nuove proposte e tra i 'big', stavolta ottiene la piazza d'onore. La sua 'Viceversa' non ha la coralità avvolgente di 'Amen' e neppure il ritmo ed il testo graffiante di 'Occidentali's Karma', ma è senza dubbio gradevole e beneficia dello stile sornione del suo esecutore.

Il terzo posto dei 'Pinguini tattici nucleari' ricorda parecchio il successo de Lo Stato Sociale: la canzone di questa simpatica band è ben arrangiata, ricca di musicalità creativa ed il testo che inneggia agli 'anti-divi' per eccellenza (non a caso il titolo è Ringo Starr) è geniale: risultato assolutamente meritato.

I rapper promossi a pieni voti

Se qualcuno nutre ancora dubbi sulla presenza dei rappers al Festival di Sanremo, è bene che inizi a 'rassegnarsi'. Il rap è l'unica vera evoluzione a cui è andata incontro la musica italiana nell'ultimo decennio e sul palco dell'Ariston si sono esibiti autentici talenti. 'Eden' di Rancore è una gemma: un testo assolutamente 'atomico', parte con il detonatore e crea una reazione a catena che non può lasciare indifferente lo spettatore e, oltretutto, è priva dei 'luoghi comuni' che spesso vengono affibbiati a questo genere musicale. Ma escono da Sanremo assolutamente promossi anche Anastasio e Junior Cally anche se il primo paga forse la pressione dei favori della vigilia e la sua esecuzione di 'Rosso di rabbia' non è stata sempre convincente peccando paradossalmente della rabbia necessaria.

Per quanto riguarda Cally non inganni la classifica apparentemente deficitaria, l'esame lo ha passato a pieni voti: la sua tranquillità ed il modo in cui ha affrontato il pubblico che lo guardava con 'sospetto' dopo il polverone mediatico sollevato in maniera assolutamente strumentale nei suoi confronti è encomiabile. Nessun atteggiamento polemico ed un'esecuzione sempre perfetta: 'No grazie' è un brano dalle ottime potenzialità. Per lui anche il riconoscimento di Vasco Rossi nella serata delle cover, per il modo in cui ha reinventato 'Vado al massimo'. Nel suo piccolo ha vinto, hanno perso coloro che lo hanno strumentalizzato e politicizzato a tutti i costi rinunciando davvero ad una buona occasione per tacere.

La classe di Tosca, la fantasia sfrenata di Achille Lauro

Meraviglioso il ritorno di Tosca al teatro Ariston. 'Ho amato tutto' sconfina nel jazz e viene eseguita dalla sua interprete rasentando la perfezione: vince il premio 'Bigazzi' per la migliore composizione musicale. Soddisfacente anche il risultato di 'Me ne frego' con l'istrionico Achille Lauro impegnato in una serie di travestimenti che hanno monopolizzato l'attenzione dei media molto più del brano. Quest'ultimo non è certamente una gemma e l'esecuzione di Lauro non spicca per qualità vocale, ma le sue trasformazioni, la pantomima da consumato showman e la sua geniale fantasia lo rendono assolutamente protagonista. Performer fantastico, cantante un po' meno, in ogni caso padrone della scena.

I promossi: la grinta di Piero Pelù ed Irene Grandi

Ottimo l'esordio a Sanremo per Piero Pelù, non tanto per il brano 'Gigante' che onestamente non colpisce in maniera particolare, quanto per il suo essere 'animale da palcoscenico' che non viene meno nemmeno all'Ariston. La folta chioma si è ormai ingrigita, ma Pelù a tratti riesce ad essere quello di 'Tex' o 'Gira nel mio cerchio' portando alle stelle un brano sinceramente poco graffiante. Lo stesso possiamo dire di Irene Grandi, Vasco e Curreri hanno firmato 'Finalmente io' e con cotanti artisti si dovrebbe andare sul sicuro, ma Irene ci mette decisamente del suo per rendere adrenalinica la sua interpretazione. Classe e sensualità per Elodie e la sua 'Andromeda' destinata a farsi ascoltare tantissimo: lei cresce e migliora di serata in serata, dimostrandosi pronta a cavalcare vari generi musicali.

Promossi con un bel 7 in pagella anche Raphael Gualazzi e Levante: il primo si conferma musicista poliedrico, capace di esaltare letteralmente le sue composizioni e 'Carioca' non fa eccezione mentre 'Tikibombom' di Levante ha una melodia accattivante che beneficia della grinta e dell'originalità della sua interprete. Niente male Le Vibrazioni: 'Dov'è' ha ottime potenzialità e non tradisce lo stile dei precedenti lavori della band.

Deludono Riki e Giordana Angi

Nota di merito a Rita Pavone che a dispetto dell'età sfodera ancora esplosività e potenza di voce che non vengono mai meno. Diamo la sufficienza ad Elettra Lamborghini soprattutto per l'esibizione nell'ultima serata in cui si è finalmente sciolta dopo la palpabile emozione dell'esordio e qualche stecca di troppo nella serata delle cover: in fondo era l'artista meno adatta al palco sanremese e, pertanto, il voto premia soprattutto il suo coraggio di mettersi in discussione su un terreno che non le appartiene.

Un campo sul quale in futuro, al contrario, potrebbe giocar bene Paolo Jannacci: non incanta, ma piace comunque per l'interpretazione intensa di 'Voglio parlarti adesso'. Ci aspettavamo qualcosa in più da due veterani come Michele Zarrillo e Marco Masini, esibizione abbastanza sottotono da parte loro così come non convince Alberto Urso il cui stile fatica a tenere il passo con le nuove tendenze della musica leggera italiana. Performance impalpabile per Enrico Nigiotti, da salvare soltanto l'assolo di chitarra: brano romantico che non incanta così come deludono sia Riki che Giordana Angi: per il primo una canzone anonima, per la seconda un mix tra melodie già sentite ed un ritornello eccessivamente urlato che finisce per rendere 'Come mia madre' né carne e né pesce.

Infine una nota anche su Bugo e Morgan: a loro modo hanno scritto la storia, nessun artista aveva mai lasciato il palco nel corso di un'esibizione in 70 anni di Storia del Festival meritando una squalifica. Il brano meritava certamente di più degli ultimi posti ai quali le giurie lo avevano relegato, ma su quanto accaduto tra i due artisti preferiamo lasciare la parola agli esperti di gossip.

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