Lo 0-3 patito dalla Juventus contro il Milan ha certificato il fallimento del progetto bianconero, dando il definitivo colpo di grazia, a meno di miracoli improbabili, alla rincorsa per un posto in Champions League.

Andrea Pirlo è solo uno dei responsabili del fallimento Juve

La fine di un ciclo presuppone sempre delle cadute fragorose figlie di tanti errori che si sono sommati e che non hanno un solo colpevole. Andrea Pirlo è solo uno dei responsabili di questa caduta; un allenatore esordiente che si è ritrovato tra le mani una macchina potente (almeno sulla carta) ma non completamente armonica e completa in tutti i reparti.

La squadra che manda in campo rappresenta la sua immagine. Da fuori si ha la sensazione che siamo di fronte a un allenatore in completa confusione. Tutto questo viene percepito dai calciatori come una mancanza di idee (che pure a livello teorico possiede) e di organizzazione.

Le colpe di questa debacle sono da ricercare in tutti gli assetti della Juventus

Ci sono però degli errori e delle responsabilità in tutte le aree di Juventus FC che hanno determinato questo crollo vertiginoso: errori di valutazione, supponenza, cattiva gestione sportiva, economica e soprattutto di controllo da parte del vertice. Riuscire a capire dall'esterno quale sia stato l’errore fatale è alquanto complicato ma qualche riflessione ci porta diritti al maggio 2019; a scudetto già acquisito la società decide di esonerare Max Allegri.

Cambiare un tecnico che aveva vinto 11 trofei in cinque anni, tra cui 5 scudetti consecutivi, solo perché bisognava crescere a livello di gioco, con un allenatore che privilegiasse la bellezza estetica rispetto al risultato era un rischio che si è rivelato non pagante. Da quel momento in poi è iniziato un declino sempre più evidente e roboante, nonostante Maurizio Sarri abbia comunque vinto lo scudetto al termine della sua stagione alla guida dei bianconeri.

Il DNA Juve si esprime al meglio con il giusto compromesso tra società, allenatore e giocatori

La Juventus, per raggiungere gli obiettivi stagionali, ha sempre avuto la capacità di rendere fondamentale il giusto compromesso tra le caratteristiche dell’allenatore, quelle dei calciatori e la gestione attenta e sempre presente della società.

Quando queste caratteristiche non si sono bene amalgamate abbiamo assistito a cadute fragorose.

Chi ha fatto le scelte di mercato non può scoprire oggi che esistono lacune e precarietà in ogni zona di campo. Manca un attaccante che pressi, un costruttore di gioco invece di tanti onesti corridori (per giunta evanescenti). È anche molto probabile che tra i senatori, i cosiddetti leader della squadra, come Buffon Bonucci e Chiellini ci sia chi non ha più fiducia nel modo di giocare di Pirlo.

L’assenza di Agnelli, nella gestione diretta della società, ha pesato enormemente

Anche il presidente Andrea Agnelli ha responsabilità in questo crollo. Ha abbassato la guardia nella gestione delle competenze, preso com'era prima dalla Presidenza dell’ECA e poi travolto dalla bufera innescata con la Superlega che ha anche provocato un non ancora quantificato danno di immagine alla Juventus, per il futuro.

Il 27 maggio si riuniranno gli azionisti di Exor, la Holding che controlla la Juventus, e probabilmente molte cose cambieranno, a iniziare dalla guida tecnica. Quel che è certo è che saranno oggetto di riflessione anche le cariche che vanno dal presidente, al vicepresidente e al responsabile dell’area sportiva, nessuno escluso, per una rivoluzione ormai diventata necessaria.