Unaterribile vittoria per il Califfato

E’ statadefinita la più grande vittoria delloStato Islamico nell’ultimo anno: si tratta della presa di Ramadi, città a 110 chilometri a ovestdi Baghdad, e del conseguente fallimento dell’operazione militare avviata dalgoverno iracheno , giovedì scorso , per sottrarre definitivamente la città aimiliziani dell’ Isis. E dire che lacittà , con una popolazione che si aggirava tra le 500 mila e 900 mila unità , erastata sottoposta a continui bombardamentidi Usa e Iraq nei nove mesi precedenti.

Attentatikamikaze per far breccia

Attraversoalcuni attentati nei punti chiavedella città, è stata sancita lacontroffensiva del califfato, che in poco più di 48 ore ha ripreso lepostazioni precedentemente perdute nella notte di giovedì, riuscendo a rendere vani i ben 7 raid aereiche la coalizione ha attuato nel tentativo di contrastare tale reazione.

L’importanzadi Ramadi

A Ramadi c’èin gioco il controllo della estesa provinciadi Anbar, la reputazione del governo iracheno e una conferma dell’efficaciadella strategia statunitense. Dunque tale vittoria è come un ferro roventesulla carne del senza-pace stato iracheno.

Più dellasconfitta, il disonore.

Ancor dipiù, brucia il fatto che molti soldati dell’esercito lealista , tra cui icomponenti di un corpo d’elite delleforze irachene , prematuramente e trionfalisticamente denominato “ Golden Brigate” , avrebbero abbandonatogià dalla notte di venerdì scorso la loro attrezzatura di ultima generazione,di produzione USA, ai terroristi, fuggendo dalla zona dello stadiocittadino, lasciando sparute sacchedell’esercito regolare a contrastare da sole l’onda nera dei miliziani.

Una controffensiva che potrebbediventare un boomerang.

Il primo ministro iracheno Haider al- Adadi, ha annunciato tre giornifa il dispiegamento di milizie sciitesostenute dall’ Iran , per fronteggiare la crisi in corso.

In pocotempo , infatti, almeno 3000 volontari edozzine di tank delle milizie sciite, da Al- Badr a Kataeb Hezbollah, sonostati ammassati in una base a 20 km a sud est di Ramadi, pronte ad un nuovoassalto al capoluogo dell’ Anbar.

La strategiadovrebbe essere simile a quella attuata per la riconquista di Tikrit:bombardamenti di artiglieria, assedio a tenaglia e infine avanzata della fanteria dei Kataen Hezbollah.

Va peròdetto che le milizie che il Primo ministro Abadi si accinge ad impiegare sonomolto poco controllabili e fortemente soggette alle pressioni del governo dell’Iran, autorità anch’essa sciita.

Lapopolazione di Ramadi è invece in maggioranzasunnita, e già più volte vi erano state denunce di atti di violenza daparte di tali truppe contro la popolazione sunnita irachena. Intanto secondo leinformative ONU, oltre 25 mila profughisono già fuggiti dalla città per raggiungere Baghdad.

Conclusasila battaglia per Ramadi, qualunque sarà il suo esito, ci si dovrà interrogareper le sorti dell’ Iraq.

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