“La sovranità è affidata a pochi che operano e decidono nell’interesse di molti”. L’ultima versione del suo pensiero politico, Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano Repubblica, l’ha esplicitata nel consueto editoriale pubblicato domenica scorsa, 15 ottobre. Parlando della legge elettorale Rosatellum, appena approvata alla Camera, Scalfari ha vergato un vero e proprio elogio dell’oligarchia, con conseguente critica della democrazia, cha ha fatto trasalire molti suoi colleghi giornalisti e anche la maggior parte dei costituzionalisti. Tra questi, ovviamente, c'è Marco Travaglio, il direttore del Fatto Quotidiano che oggi, 17 ottobre, decide sul suo giornale di confutare punto per punto le tesi scalfariane.

Il fatto grave è che il 93enne, nato a Civitavecchia nel 1924, non viene però accusato di essere semplicemente fuori di testa, ma considerato “lucido”, anche quando apre ad una possibile alleanza post elettorale tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi in funzione anti populista (vedi M5S e Lega).

Marco Travaglio paragona Scalfari a Fantozzi

Marco Travaglio definisce “sermone domenicale” l’ultimo editoriale scritto domenica scorsa dal collega Eugenio Scalfari. Il decano dei giornalisti italiani viene definito con disprezzo “fascista sotto il fascismo, non pervenuto durante la Resistenza, antifascista dopo la caduta del Duce”. Comportamento che gli è valso la qualifica di “sincero democratico”, anche se l’allievo di Montanelli non riesce proprio a capire il perché.

Scalfari viene paragonato al ragionier Ugo Fantozzi (interpretato da Paolo Villaggio) quando, ossessionato dalla visione obbligata del film La corazzata Potemkin, se ne esce con un liberatorio “è una ca*ata pazzesca”. La ‘corazzata’ di Scalfari, invece, altro non sarebbe che il concetto di democrazia. A Travaglio non è andata proprio giù, infatti, la critica mossa al costituzionalista Gustavo Zagrebelsky che, proprio sulle colonne di Repubblica, aveva espresso, parole di Scalfari, “molta considerazione per il popolo sovrano”.

Il ‘Grande Vecchio’ del giornalismo italiano, si scopre, invece, dopo oltre 70 anni, è favorevole ad una oligarchia che, come detto sopra, ha il compito di operare e decidere nell’interesse di molti.

Il giudizio tranchant su Eugenio Scalfari

Concetti che Marco Travaglio non riesce proprio ad accettare, visto anche che ritiene che Scalfari non sia “mai stato così lucido” e non sia colpa dell’età che avanza.

Una persona che, a suo giudizio, ha solo “perso i freni inibitori”. Il direttore del Fatto Quotidiano propone ironicamente di far nominare i parlamentari dai capi partito, non più farli eleggere dal popolo. Anzi, già che ci siamo, meglio “farla finita col suffragio universale e ripristinare quello per censo”. Quindi, il giornale che ospita gli editoriali del vecchio collega non dovrebbe più chiamarsi Repubblica, ma Oligarchia, Aristocrazia o Dittatura. E la beffa, sottolinea Travaglio, è che Scalfari si è detto addirittura “dispiaciuto” di essere l’unico portabandiera della tesi oligarchica.

Contro l’alleanza Renzi-Berlusconi

Travaglio ricorda che Scalfari, appena due anni fa, aveva criticato l’imposizione del voto di fiducia sulla legge elettorale Italicum, voluta da Matteo Renzi.

Mentre adesso - dimentico di chi sia realmente Silvio Berlusconi e dei decenni di critiche sprezzanti (mafia, P2, corruzione) di cui proprio lui è stato il capofila - suggerisce una futura alleanza tra il segretario Pd e il tycoon di Forza Italia in funzione anti populista, ma solo quando Berlusconi si sarà liberato dall’abbraccio mortale della Lega di Matteo Salvini.

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