Romano Prodi non rinuncia a dire la sua sull’attuale condizione del centro sinistra. L’ex presidente del consiglio punta il dito in particolar modo su Liberi e Uguali la nuova formazione politica fondata dall’attuale presidente del Senato Pietro Grasso.

'Liberi e Uguali non è per l’unità'

L’accusa lanciata dal professore riguarda la coesione del centrosinistra. Liberi e Uguali, chiosa Prodi, non lavora per l’unità dei progressisti come invece fa il Partito Democratico e soprattutto il suo leader Matteo Renzi. Prodi afferma che il 4 marzo andrà a votare come ha sempre fatto.

Parteciperà alle elezioni ma lo farà da elettore.

Prodi, intervistato da affari italiani, afferma di lavorare per l’unità del centrosinistra come ha sempre fatto in questi anni. Prodi da anche una valutazione sulle liste del PD, augurandosi che siano quanto più competitive possibile, mentre preferisce glissare sull’ipotesi di grande coalizione alla tedesca, uno scenario che, con lo scorrere dei giorni e dei sondagggi, sembra sempre meno fantascientifico.

La piccata replica di Piero Grasso

Il presidente del Senato non si è fatto sfuggire le parole di Romano Prodi. La sua replica si è rivelata a dir poco dura, a partire proprio dalla questione sull’unità del centrosinistra che, a dire dello stesso Grasso, non è attualmente fattibile a causa dello stesso Renzi.

Per dar riprova delle sue parole, Grasso cita come esempio il ricorso a ben otto voti di fiducia quando si stava approvando la legge elettorale in parlamento.

Grasso si rivolge inoltre direttamente a Prodi, chiedendo come possa essere un centrosinistra unito la coalizione con Casini, che sarà tra l’altro candidato a Bologna al posto di Vasco Errani.

Roberto Speranza di MdP fa immediatamente eco all’ex procuratore nazionale antimafia, citando come cause di rottura del centrosinistra: la candidatura della Lorenzin, le fiducie alla legge elettorale , l’abolizione dell’articolo 18, una riforma della scuola contro gli stessi insegnanti e studenti. Un preludio, secondo Speranza, al patto Renzi-Berlusconi.

La chiusura di Bersani

Anche Pierluigi Bersani non le manda a dire al professore. Bersani bolla come “curioso” sentire nominare il PD quale collante della sinistra unita. Anche perché, attacca l’ex segretario DEM, coloro che parlavano di sinistra, dal partito sono stati praticamente epurati. La legge elettorale il PD l’ha fatta con la destra e inoltre, conclude l’ex ministro dello sviluppo economico proprio del primo governo Prodi, quando candidi sodali di Cuffaro, Lombardo e Formigoni, ma anche Casini e la Lorenzin; pensi di fare il centrosinistra con Berlusconi.

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