A pochi giorni dalle Elezioni politiche del 4 marzo, Blasting News ha intervistato in esclusiva Rosa Fioravante, candidata nella lista "Liberi e Uguali" in Lombardia. Vediamo che cosa ci ha detto.

Fioravante (Leu): 'Vogliamo cambiare le cose in modo concreto e radicale'

Ciao Rosa, conosciamo meglio la tua figura, parliamo ai giovani: chi è oggi Rosa Fioravante?

"Sono cresciuta dove gli Articolo31 cantavano “da Garbagnate so cos’è la fame e non mi piace”, ho studiato molto grazie ai sacrifici dei miei genitori emigrati a Nord dal meridione, poi grazie a quegli studi ho pubblicato dei libri che negli ultimi anni sono stati discussi in tutta Italia.

Ho fatto un Erasmus in Olanda, ho lavorato a Vienna e mi sono sempre occupata delle questioni internazionali. Ho chiamato “casa” molti posti: la microcamera da studente, le biblioteche pubbliche, i treni sui quali passo larga parte del mio tempo viaggiando o facendo la pendolare. Ora studio, faccio ricerca e poi racconto le cose che studio, cerco di trasformarle da teoria in coscienza critica collettiva.

Sono fortunata perché ho scelto di fare ciò che amo e come dice il famoso adagio “chi si sceglie una professione che ama non avrà la sensazione di lavorare nemmeno un giorno nella vita”, ma la precarietà e la continua mancanza di possibilità economiche sono la mia quotidianità. Insomma sono il frutto di tutto questo, figlia della crisi come quasi tutta la mia generazione e figlia di quel ceto medio che si sta impoverendo che ha abbandonato la sinistra e la fiducia nella democrazia.

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Per questo per me la lotta politica non è un vezzo ma è una necessità: quella di cambiare le cose in modo concreto e radicale perché questo sistema ci impedisce di sviluppare i nostri talenti, di farci una famiglia, di credere in un futuro migliore."

Le esperienze di attivismo politico ti hanno aiutata molto a perseguire il tuo percorso fino ad oggi: raccontaci perché e da dove nasce la tua passione verso la politica?

"Non vengo da una famiglia di attivisti politici, per cui il mio interesse è sempre stato quello che di una cittadina che si occupa del bene comune e segue le vicende di attualità ma prima del 2012 non avevo mai intrapreso un impegno partitico.

Poi è arrivato un caffè in Università: avevo conosciuto i rappresentanti degli studenti di sinistra di Lettere e Filosofia grazie alla loro attività culturale in ateneo con conferenze e momenti di approfondimento. In quella occasione mi hanno chiesto di candidarmi al consiglio di dipartimento di Filosofia, dopo una lunga titubanza ho accettato. La rappresentanza mi ha insegnato quasi tutto quello che so: che bisogna sempre rispondere a coloro che ti votano e che fanno politica nella tua generazione e mai a chi sta sopra di te, guardare sempre ai propri pari e a chi ci dà fiducia e non “mettersi in fila” da qualche dirigente.

Ho imparato che bisogna conquistarsi voto per voto e non dare mai nulla per scontato, e l’importanza di difendere una parte ma anche di avere un senso di insieme e di come si sta nelle istituzioni nelle quali si media fra interessi differenti. In quegli anni con gli altri ragazzi della lista di rappresentanza abbiamo cambiato la vita di tanti studenti: ad esempio centinaia di loro non hanno pagato le tasse universitarie grazie alle nostre battaglie per una tassazione più progressiva.

A distanza di tanto tempo i problemi che cercavamo di risolvere ci sono ancora tutti (troppe poche borse di studio, biglietti del treno troppo cari per i pendolari e affitti insostenibili per i fuori sede ecc.), e così le mie battaglie non sono cambiate poi molto, le ho semplicemente portate fuori dall’università una volta che mi sono laureata."

Ti sei candidata con Liberi e Uguali in Lombardia. Penso che chiunque cercherebbe di alleare una mente brillante come la tua per raggiungere un obiettivo, tu hai scelto Liberi e Uguali oppure Liberi e Uguali ha scelto te?

"Per cultura politica io combatto nel contenitore più grande disponibile che abbia i miei valori. Leu oggi è questo perché il Partito Democratico ha scelto di penalizzare i giovani, i lavoratori, i ceti medi e popolari e Potere al Popolo ha scelto di costruire un’opzione di mera rivendicazione ideale senza nessuna ricaduta pratica elettorale. Sarei ipocrita a dire che oggi Leu è una formazione perfetta: io e tanti e tante altri combattiamo affinché cambino le regole del gioco dentro e fuori dal soggetto politico, stiamo conquistando più spazio per il punto di vista dei giovani e chiediamo più rispetto per le donne ancora molto penalizzate dalla cultura dominante. Non è facile avere a che fare ogni giorno con una dirigenza fatta di bravissime persone con enormi competenze ma che ha vissuto stagioni molto diverse da questa e che troppo spesso non ci ascolta. La mia candidatura, così come quella di altri, vuole essere testimonianza del fatto che se si conducono le battaglie politiche in modo coerente, coraggioso e a testa alta c’è spazio per idee innovative e per nuove personalità. Questo però funziona solo a patto che i tanti che oggi sono fuori da leu ma la pensano come me entrino nel progetto e ci diano forza per costruire qualcosa di più grande insieme."

In breve, ci spiega le ragioni per cui scegliere Liberi e Uguali, le sue persone e il suo programma?

"Liberi e Uguali è la voce nelle istituzioni di tutti coloro che non si arrendono allo status quo, all’aumento delle diseguaglianze, al fatto che i soldi si trovino sempre per le guerre e gli sgravi fiscali ai ricchi e mai per la sanità e l’istruzione, è la voce di tutti i precari che vorrebbero un lavoro stabile e dignitoso e di tutti coloro che vogliono fermare il cambiamento climatico e la devastazione del territorio. Ogni voto dato a Leu è un voto per rafforzare questa voce perché si votano coloro che hanno sempre lavorato per costruire un Paese molto diverso da quello che abbiamo e che sono sempre stati dalla parte dei più deboli. Di più, dal 5 Marzo costruiremo un soggetto politico che lavori sul medio-lungo termine affinché si formi una nuova classe dirigente migliore di quella attuale e affinché finalmente nelle istituzioni si possano portare i protagonisti dei cambiamenti del nostro tempo, così che siano loro in prima persona a potersi difendere e rappresentare."

Come pensi che i giovani possano prendere il timone del cambiamento dell’Italia?

"Organizzandosi e tornando ai fondamentali. Oggi fare questo è la cosa più difficile. Non si deve commettere né l’errore di abbandonarsi alla disperazione e pensare che non si possa cambiare nulla, né pensare che le cose cambino da sole o in pochissimo tempo. Abbiamo un sistema economico che funziona male e solo per pochi, penalizzando tutti quelli che non nascono ricchi: le regole del gioco non ce le cambierà nessuno se non lo facciamo noi per noi stessi e la nostra generazione. La politica è l’unico mezzo con cui questo si può fare e la sinistra è l’unica parte politica che chiede più giustizia e eguaglianza."

Rosa Fioravante sui giovani all'estero e sui problemi del Mezzogiorno

A prescindere dalle elezioni del 4 Marzo, qualcuno avrà già fatto il biglietto per lasciare il Belpaese e sfruttare le sue capacità all’estero. Cosa auguriamo e cosa raccomandiamo a questi ragazzi?

"Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore. In ogni mio intervento e articolo ricordo sempre che si parla sempre e solo (e male!) di immigrazione in Italia e mai di emigrazione, eppure i dati sono sconcertanti, stiamo tornando ai livelli del dopoguerra quanto ad abbandoni del Paese e persino in una terra tutto sommato ricca come la Lombardia sono decine di migliaia le persone che se ne vanno ogni anno. A chi se n’è andato chiederei di mantenere un legame con questa terra straordinaria che spesso forma dei cervelli brillanti e delle persone competenti e di occuparsi come possono del futuro dell’Italia anche dall’estero. A chi invece (come me!) considera se andarsene o meno, chiedo di provare prima a lottare concretamente per cambiare le cose e di farlo con noi. Solo attraverso un enorme piano di investimenti pubblici in infrastrutture, ricerca e sviluppo, riconversione ecologica e messa in sicurezza del territorio si può creare un mondo del lavoro qualificato che dia occupazione buona e stabile ai giovani e a tante persone formate, aiutando così anche il settore privato a ripartire. Dobbiamo chiedere queste cose a gran voce ed eleggere persone che provino a farle, non è questo il momento di arrendersi perché la globalizzazione sta portando il problema della diseguaglianza di reddito, ricchezza e opportunità dovunque seppur con caratteristiche diverse."

Conosci le criticità del Sud Italia e i suoi tassi di disoccupazione giovanile e so che il mezzogiorno ti sta molto a cuore. Cosa vedi in prospettiva futura per il mezzogiorno e come pensi possa iniziare a cambiare rotta?

"Il sud è croce e delizia d’Italia. Un luogo punito perché troppo ricco di risorse, di bellezza e di persone brillanti e coraggiose. Ne parliamo sempre con la malinconia che pervade le pagine de Il Gattopardo e con un senso di rassegnazione e indolenza. Invece c’è stato un chiaro piano di abbandono e di blocco dello sviluppo del meridione che è un luogo nel quale lo Stato fatica ad esserci perché scientemente la politica ha deciso di non voler far funzionare il pubblico così che si sfamassero gli appetiti degli speculatori e, troppo spesso, della malavita organizzata. Disoccupazione e degrado non sono incidenti di percorso: sono programmi politici e sociali che vengono adottati per ridurre le persone in schiavitù e mantenerle tali, così che non si organizzino per ribellarsi, così che i capaci abbandonino la propria terra e così che coloro che non ce la fanno rimangano sempre indietro, magari colpevolizzandoli per lo stato nel quale versano invece di colpevolizzare un sistema ingiusto. Quando questo paese aveva una politica industriale strategica seria e una politica estera decente (le due cose vanno insieme!) il sud ha conosciuto dei momenti di ripresa, oggi è fermo perché la classe dirigente italiana non ha un’idea d’insieme del paese né la capacità di investire in settori importanti o di valorizzare le ricchezze di cui disponiamo. Se invece tornassimo ad investire nel sud, ad aprire siti produttivi, a riqualificare l’ambiente, a restaurare le bellezze e creare infrastrutture funzionanti, credo che ne gioveremmo tutti, anche qui in Lombardia dove la locomotiva d’Italia si è inceppata proprio perché da soli non ci si salva mai."

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