Fra le numerosissime analisi riguardanti i risultati delle Elezioni politiche del 4 marzo, è interessante dare un'occhiata a che cosa avviene in quell'area politica che si colloca alla sinistra del Pd che esce fortemente ridimensionata da questo voto.

A sinistra del PD circa 1,6 milioni di voti: ecco dati e flussi

Un mondo vasto sul piano delle sigle in campo, ma evidentemente oggi con scarso seguito elettorale. Partendo da un dato puramente numerico possiamo osservare che, complessivamente in questo momento si collocano "a sinistra del PD" circa 1.600.000 elettori ed elettrici.

Non perdere gli ultimi aggiornamenti Segui il Canale Elezioni politiche

Entrando nel dettaglio, pur con diverse differenze sul piano programmatico e ideologico, osserviamo che a queste elezioni politiche si sono presentate quattro diverse liste a sinistra del PD.

In particolare (soffermandoci solo sulla Camera, dove vota l'intero corpo elettorale) la principale è stata Liberi e Uguali che ha ottenuto circa 1.100.000 voti, pari al 3,4%. Presente in tutto il territorio nazionale era anche Potere al Popolo, che ha ottenuto circa 350.000 voti pari a poco più dell'1,1%. Ma erano sulle schede elettorali [VIDEO] anche due altre formazioni della sinistra radicale, ovvero il Partito Comunista di Marco Rizzo, presente in 16 regioni su 20, ottenendo in tutto 105.000 voti, pari allo 0,32%, mentre infine quasi 29.000 voti sono andati a Per una sinistra rivoluzionaria, pari allo 0.08%, lista quest'ultima presente in poco più della metà dei collegi italiani.

Guardando questi dati in chiave di "evoluzione storica" è interessante confrontarli con l'ultima consultazione elettorale su ambito nazionale, ovvero le elezioni europee del maggio 2014.

In quell'occasione si presentò una sola lista alla sinistra del PD, vale a dire L'Altra Europa con Tsipras, essa raccolse 1.108.000 voti pari al 4,04%. In pratica gli stessi voti assoluti raccolti da LeU a queste elezioni politiche del 2018 (la percentuale odierna è invece più bassa a causa del fatto che l'affluenza quest'anno è stata più alta).

Provando a interpretare questa evoluzione e ad azzardare dei flussi, occorre intanto premettere che le forze politiche attualmente impegnate nel Partito Comunista e in Per una Sinistra Rivoluzionaria, ma una parte di chi oggi sta in Potere al Popolo, non furono impegnate a sostegno de L'Altra Europa nel 2014; anche se è prevedibile immaginare che gran parte dei loro elettori attuali con ogni probabilità scelsero la lista ispirata al leader della sinistra greca. Ma soprattutto non possiamo non notare che gran parte dei soggetti impegnati adesso in Liberi e Uguali, nel 2014 erano ancora dentro al PD: e quindi con hanno portato a LeU quel pezzo di elettorato "mancante" che quattro anni fa aveva scelto l'esperienza di Tsipras mentre invece a questo turno ha preferito collocarsi più a sinistra.

Rimane infatti sullo sfondo un dato numerico piuttosto eloquente e difficilmente smentibile: oggi si collocano a sinistra del PD circa 1,6 milioni di voti, mentre nel 2014 essi erano 1,1 milioni. Pare quindi di poter affermare che le varie scissioni avvenute a sinistra del PD in questi anni abbiano spostato verso sinistra circa mezzo milione di voti.

Ricordiamo che il PD alle elezioni europee del 2014 ottenne 11,2 milioni di voti, mentre oggi essi sono stati circa 6 milioni. Quindi evidentemente dei 5,2 milioni di voti persi da Matteo Renzi in questi quasi 4 anni, solo una piccola parte (meno di 1/10 del totale) si è ricollocata alla sua sinistra. Il resto evidentemente, per dirla con Bersani, è "rimasto nella foresta", andando a ingrossare le file del M5S, della Lega e dell'astensionismo: per capire con quali proporzioni occorre attendere ulteriori studi dei prossimi giorni da parte degli istituti specializzati. Così come, ad esempio, sarebbe interessante se tutti gli elettori scelsero Tsipras nel 2014, a queste elezioni Politiche hanno deciso di sostenere una delle liste di sinistra oppure se, delusi dalle continue divisioni fra esse, hanno preferito cambiare orientamento elettorale.

LeU senza gruppi parlamentari autonomi; mezzo milione di elettori comunisti senza rappresentanza

Tralasciando i flussi elettorali e guardando alle conseguenze pratiche di questo voto. pur mancando ancora una ripartizione dei seggi ufficiale, occorre osservare che Liberi e Uguali è accreditata di un numero di seggi che va da 8 a 12 seggi alla Camera e dai 4 ai 6 al Senato: numeri che, salvo deroghe particolari, impediranno alla lista di Pietro Grasso di poter formare un proprio gruppo parlamentare autonomo sia a Montecitorio (i regolamenti chiedono almeno 20 deputati) che a Palazzo Madama (dove ne occorrono 10). Il tutto in una fase politica e parlamentare che pare essere assai complicata e che imporrà anche a LeU di fare scelte importanti.

Ancora più a sinistra occorre invece riflettere che in Italia esistono circa mezzo milione di elettori che si sono collocati sono liste dichiaratamente comuniste e anticapitaliste, i quali però (non avendo superato lo sbarramento previsto [VIDEO]) non avranno alcuna rappresentanza istituzionale nei prossimi anni. Certamente anche in quest'area politica non mancheranno le discussioni nella prossima fase.