Il settimanale L'Espresso torna in edicola domenica primo aprile con un'inchiesta esclusiva. Dov'è il "tesoro" della Lega Nord? Che fine hanno fatto quei 48 milioni di euro che, dopo la condanna per truffa allo Stato di Umberto Bossi, il tribunale di Genova vorrebbe sequestrare? Con queste domande si apre l'anticipazione del reportage di Giovanni Tizian e Stefano Vergine.

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Il processo e la confisca

Il 24 luglio del 2017 i giudici del Tribunale di Genova condannarono Umberto Bossi e Francesco Belsito (ex tesoriere della Lega) rispettivamente a due anni e mezzo e a quattro anni e dieci mesi. Venne disposto, inoltre, la confisca di 48 milioni di euro al partito. Al verdetto fecero seguito un "braccio di ferro" tra il Carroccio e gli inquirenti ed il sequestro di circa 2 milioni di euro (dai conti di Bossi, Belsito e di altri 3 revisori contabili).

L'inchiesta de L'Espresso fa luce sul tesoro della Lega e sui conti di Salvini
L'inchiesta de L'Espresso fa luce sul tesoro della Lega e sui conti di Salvini

E gli altri soldi, dove sono finiti? Lo scorso 3 gennaio, Matteo Salvini, attuale leader della Lega e aspirante premier, ha precisato che sul conto corrente del partito ci sono solo 15 mila euro.

Gli investimenti e la onlus Più voci

Per comprendere meglio le sorti del "tesoro leghista", si è deciso di spulciare alcuni documenti bancari. Ne è emerso un fatto inedito: sia durante la gestione di Roberto Maroni che durante quella di Matteo Salvini, diversi milioni di euro sono stati investiti in maniera illegale.

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Un'accusa forte? Forse, ma fondata. Dal 2012, infatti, una legge, vieta ai partiti politici di "scommettere" i propri soldi su qualsiasi strumento finanziario diverso dai titoli di Stato emessi dai Paesi UE.

Il partito che, come ricorda spesso Salvini, si batte con tutte le sue forze contro un’Europa serva di multinazionali e banche, dunque, ha cercato di trarre profitto acquistando obbligazioni emesse proprio da noti istituti di credito e da alcune importanti società.

Ma non è finita qui. Ad un certo punto, dalla già intricata trama finanziaria, ha fatto capolino un'associazione praticamente sconosciuta fino ad oggi. Stiamo parlando di più voci, onlus di area leghista che si contraddistingue per una particolarità. La Lega la usa per ottenere finanziamenti dalla aziende, soldi immediatamente girati ad alcune società controllate, in maniera più o meno diretta, dal Carroccio stesso.

La Onlus è nata nell'ottobre del 2015 - nel pieno del processo contro Bossi e company - per volere di 3 commercialisti vicinissimi - e fedelissimi - di Matteo Salvini.

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Se la si cerca su "Google" si scopre che non ha un proprio sito internet e non pare attiva nel dibattito pubblico.Un'indagine più approfondita, però, rivela, che sul suo conto corrente, sono passati diversi, sostanziosi, bonifici.

I finanziatori

A questo punto, la domanda sorge spontanea: chi ha finanziato la Onlus Più voci? L'Espresso svelerà i nomi delle aziende e degli imprenditori che hanno, gentilmente, dato il loro contributo a Salvini, nella sua inchiesta in edicola domenica.

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Se il leader della Lega non ha risposto alle domande poste da Giovanni Tizian e Stefano Vergine, ha invece deciso di parlare chi ha finanziato la Onlus.

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