L'Aula della Camera ha approvato ieri l'istituzione di una commissione speciale che avrà il compito principale di esaminare il Def e diversi provvedimenti urgenti, ma non la legge elettorale. La commissione sarà composta da 40 parlamentari così ripartiti: 15 membri al Movimento 5 Stelle, alla lega 8, al Pd 7, a Fi 7, a Fdi 2, al Misto 1, così come a LeU. I nomi dei componenti non si conoscono e dovranno essere presentati entro le ore 16 di domani.

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Intorno alla commissione speciale si continua a giocare la partita Politica in atto. La frazione di gioco che imperversa a Montecitorio in questi due giorni può essere profetica perché ci dirà chiaramente se l'asse M5S-Lega regge. Al momento pare che l'alleanza giallo-verde - almeno a livello parlamentare - sia solida. Diversa l'arena esterna alla Camera, dove i due vincitori delle scorse elezioni si contengono il palcoscenico brandendo le armi dei veti incrociati.

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Mentre l'orizzonte di un accordo di governo tra centrodestra e grillini si allontana, si riaffaccia sullo sfondo il Partito Democratico, corteggiato dai pentastellati in più occasioni. Il Pd denuncia la pratica di spartizione messa in moto da M5S e Lega nelle istituzioni. Il primo commento arriva per bocca del capogruppo Delrio: "Per la presidenza della Commissione è chiaro che c'è un accordo spartitorio a cui noi non partecipiamo".

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Politica M5S

Dichiara il ministro. "Noi nel 2013 - ricorda - lasciammo all'opposizione la presidenza della Commissione, adesso questo criterio non viene rispettato. Siamo allo stesso metodo che ha contraddistinto l'elezione dell'Ufficio di presidenza". Una chiara chiusura, preceduta da una serie di indiscrezioni giornalistiche che vedevano il Pd tornare in gioco proprio attraverso il possibile approdo di un dem alla presidenza della commissione speciale.

Giorgetti il leghista in pole, fuori Boccia?

Per la presidenza della commissione speciale in pole c'è un leghista; il deputato e vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti. Volto dialogante del Carroccio, da diverse settimane è tornato al centro della scena grazie alla sua raffinata arte diplomatica. È lui a gestire per conto della Lega di Matteo Salvini le partite più delicate in vista della formazione del nuovo governo.

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Il suo nome è anche finito nella lista delle "figure terze" papabili per palazzo Chigi. Il Pd ha proposto inizialmente il nome di Francesco Boccia, deputato e forte sostenitore dell'alleanza di governo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Una virata di Di Maio sul nome del deputato pugliese avrebbe rappresentato un chiaro segnale di apertura nei confronti dei dem; un cambio di strategia che alcuni prevedevano ma che pare non ci sarà.

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L'asse M5S-Lega regge, almeno a livello parlamentare, ma è da lì che tutto può nascere.

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