Le dichiarazioni di ieri tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno creato un allontanamento dalle prospettive di governo tra M5S e Lega, vincitori delle scorse elezioni politiche 2018.

Da una parte il M5S cerca di avvicinarsi ai Dem cercando di smussare gli spigoli fino ad ora pungenti con la parte renziana del partito. Dall'altra troviamo un Berlusconi che sempre più tiene stretto a se' il Carroccio e cerca di ricostruire il Nazareno per rimanere regista della scena politica italiana.

Il PD domani riunirà, proprio al Nazareno, i gruppi parlamentari per stabilire quale posizione assumere davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel secondo giro di consultazioni che riprenderanno probabilmente mercoledì.

Un'anticipazione è data dal segretario reggente Martina ieri sera alla trasmissione di Fazio Che tempo che fa nella quale ha dichiarato che il PD resta fermo all'opposizione, come hanno voluto gli italiani dall'esito del voto del 4 Marzo. Il reggente Martina rifiuta le "tirate di giacca" che ha subito al momento il suo partito da una parte e dall'altra Il Cavaliere che li preferisce rispetto ai pentastellati. Il No di Martina viene giustificato- sempre alla trasmissione di Fazio di ieri sera - dalla diversità di programmi e di posizioni politiche.

Il PD tra pro e contro

L'incontro al Nazareno di martedì sarà molto importante proprio per capire gli equilibri interni ai Dem che si dividono tra l'ala pro 5 stelle ( di cui è parte il Presidente della Regione Puglia Emiliano) che vorrebbe sotterrare l'ascia di guerra e dedicarsi al dialogo per la creazione di un governo (delegittimando definitivamente l'influenza renziana nel partito) e l'ala del tutto contraria. Tra l'altro la possibile vicinanza con Di Maio & co. permetterebbe di portare il partito alla desiderata Assemblea nazionale del 21 aprile senza vincoli o ipoteche e proponendo una nuova faccia per il principale partito di centrosinistra.

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Matteo Renzi

Cosa vuole fare Renzi?

In realtà non è ancora nota la posizione del segretario dimissionario Matteo Renzi che, tra l'incudine e il martello, non sa se votare per un mandato condizionato al reggente Martina o preferire per un congresso entro quest'anno che però congelerebbe la situazione attuale nel partito.

Sempre ieri il democratico Matteo Richetti, alla trasmissione In mezz'ora su Rai 3 non ha nascosto la sua intenzione di candidarsi alla segreteria attraverso le primarie. Richetti infatti si pone come ex renziano che vuole staccarsi e crearsi un percorso autonomo nel partito ma che dall'altra parte fiancheggia la teoria del non avvicinarsi al M5S affermando che se i toni di Luigi Di Maio si sono abbassati, è pur vero che indica i Dem come responsabili dell'attuale legge elettorale.

Lui stesso ha ammesso che in realtà nessuno del PD veramente vuole una unione con i pentastellati.

Resta il fatto che questa situazione di stallo è destinata a durare ancora per un po' a discapito del Paese che rimane nello status quo di incertezza politica ma anche sociale.

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